Un sospiro di sollievo, ma niente scossoni. I mercati accolgono bene l'elezione di Emmanuel Macron a nuovo presidente francese. Non c'è però un rialzo massiccio degli indici europei. Né un calo netto degli spread. La reazione non è fredda come appare a prima vista. È solo il risultato di una vittoria ampiamente attesa, che ha già quindi scontato in buona parte il suo impatto.

La reazione dei mercati

Parigi ha aperto la giornata successiva alla vittoria di Macron con variazioni minime. Ma dal 23 aprile (data del primo turno) al 5 maggio, il CAC 40 aveva già guadagnato 7 punti percentuali. Lo spread tra decennali francesi e bund si attesta a 42 punti, il livello minimo da inizio anno. L'elezione del leader di En Marche ha portato a un ulteriore ritocco verso il basso, anche se la flessione più netta (oltre 10 punti) si era registrata già a cavallo del primo turno. I mercati, dunque, non si scompongono.
 
Occhi sui fondamentali

La vittoria di Marine Le Pen, indicata come un fattore di rischio sistemico, avrebbe avuto un impatto notevole. Soprattutto perché avrebbe riproposto il nodo “Frexit”, cioè una possibile uscita di Parigi dall'euro. Ma è stata un'eventualità marginale, almeno dopo il secondo turno. Macron gode adesso di un momento di calma. Ma quanto durerà? Per mesi gli analisti avevano etichettato la vittoria del Front National (anti-europeista e incline al protezionismo economico) come un forte elemento di destabilizzazione. La visione finanziaria del futuro francese si era, di conseguenza, focalizzata sul risultato delle elezioni. A urne chiuse, lo sguardo torna sui fondamentali francesi e sul panorama internazionale. E la Francia, con o senza Macron, dovrà confrontarsi con una sfida cui dovrà rispondere la maggior parte dei Paesi europei. Come reagirà il mercato dei titoli di stato quando Mario Draghi frenerà il quantitative easing?
 
Le incognite politiche

Il 66% dei voti, ottenuto con un movimento estraneo ai partiti tradizionali, è una bella dote. Anche se segnata da un consistente astensionismo. Aver puntato sull'Europa ha pagato. Ma non mancano le incognite. Il Front National conferma che l'anima populista e anti-europeista (pur sconfitta) è più forte che mai. E si alimenta di flussi migratori non regolamentati e un tasso di disoccupazione in calo ma ancora vicino al 10%. In più, Marine Le Pen, che oggi ha appena due seggi in parlamento, con tutta probabilità moltiplicherà la popria presenza. Dipenderà dalla tornata elettorale del prossimo giugno: la Francia è chiamata a eleggere l'Assemblea nazionale. E i risultati sono tutt'altro che scontati. En Marche è un movimento nato per sostenere Macron, non ha radicamento territoriale e non ha mai attraversato la prova delle urne. Le presidenziali hanno sancito il (forte) ridimensionamento del partito socialista e l'ascesa della sinistra radicale di Jean Luc Melenchon, mentre Fillon deve rinsaldare il fronte gaullista. Insomma: la stabilità politica francese non è ancora scontata, con una probabilità alta di dover ricorrere a una grande coalizione.

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