L’incontro c’è stato. Dopo una campagna elettorale avversa a Pechino, a inizio aprile il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping in Florida. Quello tra le due superpotenze mondiali è un rapporto necessario per ragioni economiche e politiche. Un divorzio fra i due giganti avrebbe infatti conseguenze devastanti sugli Usa e su tutto il mondo occidentale. Sia Xi Jinping che Donald Trump questo lo sanno. E infatti The Donald ha abbandonato gli slogan aggressivi della campagna, quando accusava i cinesi di rubare i posti di lavoro agli americani, adottando toni più pacati. E l’incontro è stato molto produttivo e pieno di intese.
 
I numeri

Il commercio bilaterale tra Cina e Usa oggi vale 550 miliardi di dollari. E oltre tre milioni di posti di lavoro americani dipendono direttamente o indirettamente dalla Cina. Basti pensare che l’export Usa verso Pechino è cresciuto del 12% annuo negli ultimi dieci anni. Vista dall’altra parte, va anche considerato che il mercato americano, insieme all’Europa, è la principale destinazione dei prodotti cinesi. Gli interessi insomma sono incrociati. Solo la figlia di Trump, Ivanka, possiede ben 18 marchi marchi registrati in Cina.
 
Strategie nel Pacifico

Poi c’è tutto il fronte geopolitico. In particolare le tensioni crescenti tra Stati Uniti e Corea del Nord. Trump si è anche spinto a dire che la Cina deve aiutare Washington nei rapporti con Pyongyang in cambio di accordi commerciali favorevoli. Economia e politica, insomma, vanno a braccetto. Pechino potrebbe prestare maggiore attenzione a non finanziare l’industria nordcoreana, come ha fatto negli ultimi anni. E gli Usa faranno concessioni sul mare cinese meridionale, dove transita la maggior parte delle merci del mondo.
 
Ci riusciranno?

Nonostante la Cina dal 2008 abbia rafforzato le imprese statali a discapito di quelle straniere e aumentato il sostegno per la Corea del Nord, in tanti sono convinti che i due Paesi possano convivere e persino collaborare in questa nuova fase. Soprattutto in chiave anti-Pyongyang per stoppare le ambizioni nucleari nordcoreane. Ma negli Usa ci sono anche molti scettici, che sostengono che la Cina non può essere usata più, come fece Nixon, come contrappeso a una potenza ostile. Allora rappresentata dall’Unione sovietica.
 
Ancora non sappiamo se Trump riuscirà a instaurare rapporti positivi con la Cina affermando gli interessi americani davanti all’avanzata di Pechino per il predominio del commercio mondiale. Ma una cosa è certa: dal rapporto tra questi due giganti dipenderà anche il destino dell’umanità.

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