Dopo la Brexit, le presidenziali degli Stati Uniti e il referendum costituzionale italiano che ha portato alle dimissioni dell’ex Premier Matteo Renzi, ora gli occhi dei mercati sono puntati su Parigi. Domenica 23 aprile si terrà il primo turno delle elezioni presidenziali francesi e gli esperti hanno preventivato diversi scenari, a seconda di come finirà il primo turno. Vista la frammentazione tra i quattro candidati però appare ormai chiaro che si andrà al secondo turno il 7 maggio. Ma vediamo che cosa può cambiare per il mondo della finanza a seconda di come voteranno i francesi.
L’incertezza regna a Parigi

Al momento ciò che rende irrequieti i mercati è l’incertezza non solo su chi diventerà Premier, ma addirittura su chi andrà al ballottaggio. I sondaggi vedono in netta rimonta Jean-Luc Mélenchon, il candidato più a sinistra trai quattro è al 18% e i mercati rispondono mandando in fibrillazione gli OAT, i titoli di stato francesi. Ciò che spaventa gli analisti è la prospettiva di vedere al ballottaggio di maggio la “nera” Marine Le Pen (che rimane in testa con il 26% delle intenzioni di voto) e il “rosso” Mélenchon, entrambi apertamente antieuropeisti e più estremisti rispetto al centrista Emmanuel Macron, che comunque mantiene un 23% nei rilevamenti. Chiude il quadro il centrista di destra Francois Fillon con il 20%.
 
Vendite a raffica dal Giappone

Come abbiamo visto lo scorso anno, le sorprese elettorali possono portare a improvvisi cambi di rotta anche sui mercati finanziari. È per questo che soltanto a febbraio, in Giappone, i gestori hanno venduto OAT per un controvalore di circa 13 miliardi e mezzo di euro. Va ricordato che proprio i giapponesi nel 2016 sono stati i principali compratori del debito pubblico di Parigi, detenendo circa il 12% del totale di OAT sul mercato, che significa titoli di stato francesi per quasi 230 miliardi di euro. Ovviamente, il timore di una svolta antieuropeista anche in Francia è la principale ragione alla base di queste scelte forti. Inoltre, è stato riscontrato un aumento nel costo degli strumenti di copertura contro i cali dell’indice Euro Stoxx 50 Index, raggiungendo il livello più alto dai giorni pre-Brexit. Non un caso, se teniamo conto che questo indice è composto da 50 titoli di 8 Paesi europei diversi, dei quali ben 20 sono di aziende francesi.
 
Le sfide del prossimo governo francese

Politologi ed economisti sono spesso d’accordo nel sostenere che Parigi dovrà avviare un’ampia fase riformista. I nodi più importanti da sciogliere per il rilancio economico e sociale della Francia riguardano il mercato del lavoro, la semplificazione di una burocrazia troppo pesante e una decisa riforma fiscale. Per non regalare il Paese ai populismi che hanno investito molti Stati europei, ma anche per dare un po’ di stabilità e tranquillità ai mercati e agli investitori.

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