Sono diverse le novità presentate dalla MIFID 2, la Direttiva europea che avrà alti impatti soprattutto nei confronti degli intermediari finanziari come banche, Società di Gestione del Risparmio, Società di Investimento Mobiliare, Gestori di mercati regolamentati, trader, società che offrono servizi di consulenza e gestione dei patrimoni. Soprattutto, avrà un focus sull’ambito di applicazione degli strumenti non regolamentati che interessano operazioni speciali come quelle che riguardano i mercati over the counter e le commodity.
 
Gli impatti principali del MIFID 2

Per gli istituti finanziari coinvolti in questo cambiamento gli impatti si vedranno lungo tutta la filiera. In particolare, sottolineano i regolatori, per le aziende questa novità impatterà sia a livello strategico sia a livello operativo. Ciò comporterà modifiche nei modelli governance delle società, ma anche importanti ristrutturazioni di processi, procedure e delle infrastrutture tecnologiche a supporto.
 
La tutela del cliente

Nella direttiva sono contenute precisazioni anche sul giudizio di appropriatezza, di conoscenza e di esperienza del cliente, in modo da tutelarlo. L’appropriatezza viene connessa alla tipologia del cliente, ai servizi che gli vengono proposti e ai prodotti che rientrano nel perimetro concordato. Con conoscenza si fa riferimento alla confidenza che il cliente ha nei riguardi delle tipologie di servizi, delle operazioni e degli strumenti finanziari, mentre parliamo di esperienza quando si guardano i dati relativi alla natura delle operazioni già realizzate, alla quantità di denaro investito e anche alla frequenza con la quale sono state effettuate le operazioni stesse. Completano il quadro i dati personali del cliente come il suo livello di istruzione e la professione.
 
La valutazione di adeguatezza e la definizione del profilo del cliente

Con la MIFID 2, che recepisce le indicazioni dell’Esma, la European Securities and Markets Authority, vengono specificati gli obiettivi di investimento includendo le preferenze di rischio, i profili di rischio, le tolleranze al rischio, le finalità di investimento e la scelta del lasso di tempo in cui il cliente manterrà l’investimento. Tutto questo “pacchetto” va a definire la valutazione di adeguatezza del cliente, anche in questo caso per tutelarlo, al quale si aggiungono i dati sulla sua situazione finanziaria come le fonti e i volumi di reddito del cliente, gli attivi, i beni immobili e i percorsi finanziari già avviati.
Infine, nella product goverance sono inclusi i bisogni del cliente, dove è stata scelta una filosofia diversa rispetto al passato: non più un approccio “one to one”, nel quale viene valutata l’adeguatezza agli investimenti di ogni singolo cliente, ma “one to all”, dove vengono presi interi target di mercato e li si relaziona ai prodotti proposti. In questo modo è ancora più trasparente il riconoscimento degli effettivi bisogni della clientela, per indirizzarla e servirla al meglio.

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