È un bene fondamentale per la nostra sopravvivenza, eppure in costante pericolo. Il 22 marzo si è celebrata la Giornata mondiale dell’acqua. Ma Papa Francesco ha ricordato che «non tutta l’acqua è vita, solo l’acqua sicura e di qualità». È il nuovo oro nero.
 
E infatti, secondo il World Water Council, nel mondo quasi un miliardo di persone non ha accesso a fonti sicure di acqua potabile. E circa 600 milioni di bambini, uno su quattro, entro il 2040 secondo l’Unicef vivranno in aree con risorse idriche limitate. L’esaurimento delle fonti d’acqua potabile, con il cambiamento climatico che intensifica la minaccia, può mettere in pericolo la vita di grandi e piccoli. Il rapporto “Thirsting for a Future: Water and Children in a Changing Climate” dice che al momento 36 nazioni stanno affrontando un elevato livello di stress idrico.
 
Che ha anche un impatto economico. Il World Water Council stima che «il costo dell’insicurezza delle risorse idriche sull’economia globale sia di 500 miliardi di dollari all’anno, a cui bisogna aggiungere quello per l’impatto ambientale, con il quale si arriva all’1% del prodotto interno lordo globale».
 
Ecco perché diventa centrale il riutilizzo. Tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottoscritto nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu, c’è proprio quello di dimezzare i quantitativi di acque reflue non trattate e di aumentare il riutilizzo di quelle sicure.
 
E in Italia?
In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, l’Istat ha pubblicato un sondaggio che racconta come un italiano su tre non si fida dell’acqua che esce dai rubinetti. Ogni mese le famiglie italiane spendono circa dieci euro per l’acquisto di acqua minerale. Con un consumo giornaliero di acqua potabile procapite di 245 litri.
 
Secondo Legambiente, un problema che investe l’Italia è la cattiva depurazione. Che ci costa 62,69 milioni di euro di infrazione Ue e 374mila euro al giorno per ogni ulteriore giorno di ritardo. Il 25% della popolazione italiana non è servita da un adeguato servizio di depurazione. E il problema sono soprattutto le infrastrutture. Il 60% dei nostri acquedotti ha più di 30 anni e il 25% ne ha più di 50.
 
Ma anche in Italia il cambiamento climatico mette in pericolo le risorse idriche. A partire dagli anni Ottanta, i ghiacciai alpini sono in graduale regresso, culminato nel 2007 con il 99% dei ghiacciai monitorati in ritiro. Anche se nel 2014 la quota è ridiscesa all’88%. Dei 250 chilometri cubi di ghiaccio presenti sulle Alpi, negli anni Ottanta ne restano solo 80. Da allora a oggi si è perso un ulteriore volume d’acqua pari a quattro volte la capacità del Lago Maggiore.

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