Ora è ufficiale: anche le scuole italiane avranno un programma di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. L’obiettivo è abituare i ragazzi a masticare temi e termini molto importanti per la loro crescita nel mondo lavorativo, per evitare di cadere in truffe finanziarie e assicurative da adulti. L’ufficialità è arrivata a metà febbraio, quando è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del Decreto Legge 237/2016. Saranno il Ministero dell’Istruzione e il Ministero dell’Economia e delle Finanze a definire insieme i nuovi percorsi formativi.
 
Cos’è l’educazione finanziaria

Secondo l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, con educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale si intende il processo attraverso il quale le persone migliorano la loro comprensione degli strumenti e dei prodotti finanziari e sviluppano le competenze necessarie ad acquisire una maggiore consapevolezza dei rischi e delle opportunità finanziarie.  Un modo per approfondire le proprie conoscenze quindi, ma anche per sviluppare competenze chiave per tutelarsi, difendere i propri risparmi ed evitare brutte sorprese, come purtroppo è capitato a molti risparmiatori negli ultimi anni.
 
Appuntamento per il 22 agosto

I due ministeri dovranno presentare il Programma per la strategia nazionale entro il 22 agosto, a sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Per farlo, verrà istituito il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, che ha il compito di promuovere e programmare iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria.
 
Educazione finanziaria, una necessità per l’Italia

Non si poteva più aspettare, come ha confermato anche un report della Banca Mondiale del 2016: siamo al terzultimo posto tra i Paesi europei, peggio di noi solo Romania e Portogallo. Solo il 37% degli italiani compaesani conosce i concetti finanziari base secondo quanto registrato dalla ricerca che ha intervistato 150.000 adulti in 148 Stati su termini fondamentali come inflazione, diversificazione e interessi composti. Tutte tematiche comuni, che interessano la nostra vita quotidiana, non certo termini comprensibili solo a chi si occupa di ETF sintetici o interest rate Swap. Meglio dell’Italia hanno fatto anche Senegal, Togo e Zambia, anche se guidano la classifica i Paesi del nord Europa con performance che si aggirano sul 71%. Seguono Israele, Canada e Stati Uniti. Un altro aspetto che emerge è la correlazione tra risorse finanziarie e scolarizzazione: chi ha maggiori disponibilità economiche e chi ha un percorso di studi più articolato ha registrato risultati migliori.
Le competenze invece crollano in chi ha un basso livello di istruzione e nelle persone che hanno più di 65 anni, che risultano incapaci di gestire le proprie finanze. Problemi che, si spera, possano essere risolti con un buon percorso formativo fin dalle scuole. Anche in Italia.

Leggi anche:

Educazione Finanziaria: l’emendamento del Decreto salva-risparmio in 3 punti

Come investire i propri risparmi? Ecco 3 comuni errori da evitare
Risparmio gestito: cos'è e quali sono i prodotti finanziari
Educazione finanziaria: un bene sociale
 
​​​