Crescono le piattaforme dedicate all'economia condivisa. Migliora la conoscenza e la reputazione del settore. E iniziano a essere consistenti anche le sue ricadute economiche. È la sharing economy secondo il rapporto Rapporto Italia 2016 dell'Eurispes.
 
Un ecosistema in crescita – Alla base della sharing economy ci sono le piattaforme digitali. Nel 2015 (anno a cui si riferisce lo studio) quelle italiane attive erano 187, il 35,5% in più rispetto al 2014. Il mercato dimostra di essere ancora molto lontano dalla saturazione: 118 su 187 hanno avuto un tasso di crescita superiore al 20%. Resta però il problema del giusto business model e della creazione di una solida comunità di utenti. La vita media delle piattaforme è di due anni e solo una su 10 supera i 100 mila iscritti.

I servizi più diffusi 

La sharing economy è sempre più conosciuta. E spesso associata a concetti positivi. Per il 38% degli italiani è un modello economico legato all'idea di risparmio. Per uno su quattro si traduce in “sostenibilità” e per il 22% in “innovazione”.
 
La sharing economy è in un momento di transizione. Attualmente, solo l'11% degli italiani utilizza o ha utilizzato servizi condivisi. Quali sono i servizi più gettonati? L’11,1% ha utilizzato il car sharing, il 10,4% il ride sharing (come BlaBlaCar) e l'8,1% il bike sharing. L'home sharing (come AirBnB) ha una platea ancora più ristretta (4,6%). Il coworking o altre formule per la condivisione di spazi lavorativi hanno conquistato il 5,1% degli italiani.
 
Perché la sharing economy 

La condivisione attrae grazie alla possibilità di risparmiare (41%), di trovare soluzioni innovative e intelligenti (39%), di ridurre i costi connessi alla manutenzione della proprietà (33%). Ma sussitoo anche motivazioni socio-politiche, come “dare una risposta al consumismo” (33%). Se gli utenti attuali, tutto sommato, ancora pochi, le prospettive fanno ipotizzare un'ascesa: un italiano su tre esprime interesse nei confronti del settore. E aumenta anche l'attenzione delle imprese: il 22% di quelle con oltre mille dipendenti ha fatto uso del car sharing e il 27% intende implementarlo nei prossimi tre anni.
 
Resiste però una certa diffidenza. Il 27% degli intervistati dà alla sharing economy una connotazione negativa. Nel 16% dei casi è colpa della paura di truffe o della mancanza di trasparenza. Un altro 13%, invece, non ama l’idea di essere a contatto con sconosciuti. L'11% non si avvicina alla condivisione perché avrebbero la percezione di non possedere nulla. 
 
Quanto vale la sharing economy

Il giro d'affari della sharing economy italiana è stato, nel 2015, pari a 3,5 miliardi di euro. Una cifra generata da 11,6 milioni di utenti, che quindi spendono a testa poco più di 300 euro l'anno. La fruizione è ancora polarizzata nella fascia d'età tra i 18 e i 34 anni. Entro il 2025, un'estensione della platea potrebbe spingere il giro d'affari complessivo tra i 14 e i 25 miliardi. Lo afferma uno studio dell'Università di Pavia. Tradotto, significherebbe una quota di PIL compreso tra lo 0,7% e l'1,3%. 

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