Cambiano gli scenari, cambiano i rapporti di forza tra i Paesi e, ovviamente, cambiano le aspirazioni dei giovani. Nascono nuovi mestieri, nuove modalità di svolgerli, nuove forme e nuovi approcci, come la sharing economy la gig economy, e i ragazzi modificano i propri obiettivi professionali. La green economy fa gola, è il nuovo che avanza, è il mondo delle startup, e promette ottime possibilità di sviluppo, oltre ad avere risvolti etici che rendono orgoglioso chi ci lavora.
                                                                       
Anche le elezioni politiche possono indirizzare la carriera di un giovane.

Leggendo i curriculum e i messaggi dei suoi studenti se ne è reso conto anche Steve Cohen, Direttore Esecutivo della Columbia University’s Earth Institute Steve Cohen. In un suo recente articolo ha raccontato del disincanto dei ragazzi in seguito all’elezione di Donald Trump: in molti gli hanno scritto di essere stati interessati a una carriera federale in passato, ma dopo i risultati delle ultime elezioni hanno deciso di puntare su aziende legate al business della sostenibilità, startup, organizzazioni no-profit.
 
Il futuro è green

Fino a poche decine di anni fa il riciclaggio dei rifiuti non era considerato fondamentale per il nostro benessere e per il nostro pianeta. In seguito, i cambiamenti climatici e la consapevolezza dell’impatto del nostro inquinamento hanno cambiato le carte in tavola. Il presente e soprattutto il futuro sono le fonti energetiche rinnovabili, non i carburanti fossili. Inoltre, in un mondo automatizzato come il nostro, il settore manifatturiero è in declino da anni sul fronte delle possibilità di impiego e sulla media dei salari. Oggi i migliori professionisti puntano sul mondo dei servizi e i business green stanno occupando una fetta sempre più grossa di questo settore. Il concetto di sostenibilità e tutti i mestieri che gli ruotano attorno saranno sempre di maggiore impatto nel nostro mondo, con le relative opportunità professionali.
 
Per la sostenibilità i Millennials sono disposti a pagare di più

Da un’indagine di PriceWaterhouseCoopers del 2016 che ha coinvolto quasi 90.000 Millennials emerge che l’81% dei nati tra il 1980 e il 2000 è disposto a pagare di più per un abito di un’azienda attenta al tema della sostenibilità. Inoltre, ben un intervistato su due ha dichiarato di non comprare prodotti di aziende che hanno tenuto comportamenti irresponsabili con impatti ambientali e sociali. Un ragionamento che in questo caso è stato fatto per il settore della moda, ma che diventa estendibile a ogni comparto produttivo: i giovani premiano chi fa della sostenibilità un proprio obiettivo.