L’abbraccio tra yuan cinese e bitcoin si fa sempre più stretto e appassionato. Un legame che ha fatto aumentare il valore della criptovaluta, cioè la moneta digitale, che negli ultimi dodici mesi ha registrato una crescita del 125%. Sono diverse le ragioni di una corsa che ha come minimo comune denominatore la Cina: la Repubblica Popolare è il principale sito di “mining” del mondo, lo yuan è in fase di svalutazione e il giro di vite delle autorità cinesi sull’esportazione dei capitali ha messo sull’attenti molti cittadini.
                                 
Una fabbrica di bitcoin

In Cina si registra circa il 50% delle emissioni di moneta virtuale del Pianeta e anche a livello di transazioni è il primo paese del mondo. Tutto merito dei cittadini privati, perché dal 2013 le banche e gli istituti finanziari non possono né conservare né effettuare operazioni con i bitcoin. Inoltre, secondo quanto riporta il sito Bitcoinity.org, le prime quattro piattaforme di scambio di bitcoin del mondo utilizzano il renmimbi. La spiegazione è semplice: quando lo yuan perde valore (e lo scorso anno si è svalutato del 7%) guadagna terreno il bitcoin, perché è tramite la criptovaluta che i cinesi possono superare il controllo sui capitali. Non a caso, contestualmente agli scivoloni dello yuan si sono registrati dei picchi nelle quotazioni dei bitcoin.
 
I bitcoin piacciono anche perché rappresentano anche un modello di business

Ma i bitcoin fanno gola non solo perché permettono la speculazione e l’esportazione di capitali all’estero. Piacciono anche perché rappresentano un vero e proprio business: è possibile guadagnare dalla compravendita di bitcoin, ma per farlo è necessario operare in un Paese dove l’elettricità ha un basso costo. Infatti l’energia necessaria per mantenere accese le macchine e raffreddarle costantemente è molto alta e per essere performanti sul mercato bisogna ottenere hardware potenti e lasciarli accesi 24 ore su 24. Sui grandi numeri è quindi molto importante avere spese basse per l’energia. Proprio come in Cina.
 
La stretta sulle transazioni di Pechino

A fine dicembre è arrivata una circolare dalla Banca Centrale Cinese a tutte le istituzioni finanziarie: ogni transazione nel Paese e all’estero che superi 50mila yuan dovrà essere tracciata. Stiamo parlando di una cifra di poco superiore a 7.000 euro, quindi un vero e proprio controllo aggiuntivo anche sulle movimentazioni di piccole dimensioni. La motivazione ufficiale è la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, ma in molti hanno pensato subito che questo giro di vite renderà ancora più appetibile i bitcoin. Se così sarà, lo scopriremo a breve. Nel frattempo molti sono i casi, nell'ambito del fintech, che stanno adottando la tecnologia della blockchain. Ci siamo occupati, infatti, dopo una guida per comprendere gli elementi della tecnologia "a blocchi", dei casi emergenti Corda ed Euklid. Queste piattaforme rientrano nel flusso di innovazione che sta investendo tutta la finanza.