Donald Trump deve gestire già la sua prima crisi. E non si è ancora neppure insediato alla Casa Bianca. La questione riguarda il rapporto tra il presidente eletto degli Stati Uniti e il Cremlino. Già durante la campagna elettorale, Putin si era schierato apertamente dalla parte del candidato repubblicano: la vittoria di Hillary Clinton avrebbe marcato la continuità con l'amministrazione Obama, non certo morbida nei confronti di Mosca. Trump rappresenta invece la normalizzazione.


Le dichiarazioni di distensione

“Il presidente eletto – ha affermato Putin lo scorso 13 dicembre - si è detto a favore della normalizzazione dei rapporti russo-americani. Non possiamo non sostenerlo”. Anche se ha aggiunto che “sarà un compito difficile tenendo conto del livello di degrado in cui si trovano adesso i rapporti russo-americani”. Una frase che pare più una frecciata a Obama che non un avvertimento al suo successore. È passato meno di un mese da queste dichiarazioni distensive e già il rapporto tra Washington e Mosca si è ingarbugliato. Non tanto per l'incrinarsi del filo diretto Putin-Trump (i due non si sono ancora incontrati) ma per l'intervento di Barack Obama.
 

L'intervento di Obama sugli hacker russi

Il presidente uscente ha preteso dall'intelligence un rapporto, da consegnare entro la fine del mandato, che facesse luce sulle presunte interferenze di hacker russi sul voto presidenziale Usa. L'accusa: il Cremlino avrebbe ordinato un intervento a sostegno di Trump. Risultato: Barack Obama ha espulso 35 hacker russi. Mosca ha risposto chiudendo la scuola angloamericana di Mosca. Trump ha tentato la mediazione: “Nell'interesse del nostro Paese e della sua gente, incontrerò i leader dell'intelligence la prossima settimana, affinché mi aggiornino sui fatti di questa situazione”.
 
Pochi giorni ed emerge un altro nodo. Secondo la CNN, la Russia avrebbe informazioni compromettenti con le quali fare pressioni su Trump. Il presidente eletto convoca una conferenza stampa e bolla le indiscrezioni come falsità. Ma ammette che “forse gli attacchi informatici sono stati compiuti dalla Russia”. Anche se sottolinea che “da adesso in poi Mosca ci rispetterà”.
 

Tillerson segretario di Stato

Trump resta in equilibrio, nel tentativo di non bruciare in partenza un rapporto che si prevedeva quantomeno cordiale. Dal punto di vista economico-finanziario, una normalizzazione favorirebbe anche gli scambi commerciali. Ma per ora si è fermi alle dichiarazioni. Una mossa, però, è già stata fatta: Trump ha nominato Rex Tillerson, presidente e amministratore delegato di Exxon Mobile, a Segretario di Stato. Dovrà essere lui, che ha più volte siglato accordi con la Russia e si è detto contrario alle sanzioni nei confronti di Mosca, a gestire le relazioni internazionali della nuova amministrazione. Per ora è un indizio. La strategia di Trump inizierà sul campo tra pochi giorni, il 20 gennaio, data dell'insediamento.