Si chiama “Energia pulita per tutti gli europei”. È il nuovo maxi piano per l’energia lanciato dalla Commissione europea, che punta al miglioramento dell’efficienza energetica dal 27% al 30% entro il 2020, allo scopo di consolidare anche la leadership europea sulle fonti energetiche rinnovabili con la riduzione dell’uso dei combustibili fossili. Si tratta, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Maros Sefcovic, della «più importante trasformazione del sistema energetico in Europa da quando è stato introdotto un sistema centralizzato di energia fossile».

Il piano è un pacchetto di un migliaio di pagine contenenti 21 provvedimenti: quattro misure non legislative, otto proposte legislative e nove documenti scritti. Secondo le previsioni della Commissione, il piano potrà mobilitare 177 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati ogni anno, aumentando il Pil europeo dell’1% nel prossimo decennio, con la creazione di 900mila nuovi posti di lavoro.
 
Oltre a migliorare l’efficienza energetica, concentrandosi soprattutto sull’edilizia con la riqualificazione energetica degli edifici, i funzionari di Bruxelles puntano a fare dell’Europa un polo strategico dell’uso delle fonti rinnovabili, creando anche un contesto favorevole per i consumatori con nuove regole per i prezzi (per ridurre la cosiddetta “povertà energetica”) e maggiore chiarezza nei conti delle bollette, introducendo anche incentivi per incoraggiare l’acquisto di elettrodomestici a basso consumo. Nel piano si trovano anche provvedimenti per limitare l’uso dei biocarburanti di prima generazione provenienti da colture alimentari e incentivare il consumo di quelli di seconda generazione prodotti dagli scarti agricoli. Questi ultimi cresceranno nelle miscele di carburante per raggiungere la soglia del 6,8% nel 2030.
 
Secondo Miguel Arias Canete, commissario europeo per l’azione per il clima e l’energia, le proposte della Commissione Ue «forniscono una forte spinta al mercato delle nuove tecnologie, creano le condizioni giuste per gli investimenti, danno più forza ai consumatori, fanno in modo che i mercati dell’energia possano funzionare meglio, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi sul clima». In questo contesto, l’Ue punta molto anche sul traino degli investimenti in ricerca e sviluppo, promossi tramite il programma Horizon 2020.
 
Ma le associazioni ambientaliste non hanno brindato davanti alle misure proposte nel pacchetto. Anzi, secondo Greenpeace, il nuovo piano energetico europeo «tira il freno», «distribuisce soldi alle centrali a carbone e dà alle compagnie energetiche più potere di controllo sul sistema energetico limitando il ruolo dei consumatori come produttori di energia rinnovabile». Quella che viene molto criticata è l’eliminazione della priorità di dispacciamento dei energia da fonti rinnovabili nelle reti elettriche. E anche Legambiente ha parlato di proposte che «non consentono all’Europa di accelerare la transizione verso un sistema energetico libero da fossili». Secondo Bruxelles, invece, il provvedimento contribuirà a rispettare i target al 2030 concordati nell’ottobre del 2014 e a implementare l’accordo di Parigi sul clima.