L’ultima presa di posizione in ordine di tempo è della Banca d’Italia, che nel Rapporto sulla stabilità finanziaria nota: “Gli indicatori di mercato registrano un aumento della volatilità attesa sulle azioni italiane nella prima settimana di dicembre, in corrispondenza con il referendum sulla riforma costituzionale". Tradotto, Bankitalia non sta dicendo di votare Sì o No, ma spiega che questa situazione di stallo politico innervosisce i mercati, affamati di stabilità soprattutto per un Paese con i conti tutt’altro che in ordine come l’Italia. C’è però chi si schiera più apertamente, vediamo come.


Confindustria tifa per il sì

Si è esposto in prima persona il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che vede nella riforma un’opportunità per continuare a dare impulso al tessuto imprenditoriale italiano: “Serve stabilità. Le imprese devono poter contare su un assetto istituzionale e normativo semplice e certo, nel medio periodo, altrimenti la macchina degli investimenti non riparte”.
Il Centro Studi di Confindustria, nella sua Congiuntura flash, ha poi dato un giudizio positivo anche sulla legge di Bilancio per il prossimo anno, dato che “fornisce un buon impulso, ricorrendo a maggior deficit e facendo potentemente leva sugli investimenti privati (oltre che rimpinguando quelli pubblici)”. Tuttavia il report concorda con la posizione di Bankitalia: il referendum rappresenta un’incognita e questo peserà sulla crescita italiana del quarto trimestre 2016. 


Il No non sarà una catastrofe

C’è anche chi, come la società di investimenti Intermonte Advisory e Gestione, si rifiuta di pensare che la vittoria del No porterà a scenari catastrofici, come molti vogliono fare credere. Il motivo è molto semplice: i mercati hanno già preso atto del possibile risultato e hanno iniziato a posizionarsi per evitare che l’incertezza continui a regnare. Lo ha spiegato il direttore Investimenti di Intermonte Marco Saitta: “Pensiamo che anche in caso di vittoria del No, se verrà trovata una soluzione politica per il dopo voto sufficientemente solida, la reazione emotiva al ribasso avrà vita breve. Ugualmente un’inattesa vittoria del Sì andrebbe a ridurre nell’immediato il rischio paese attualmente incorporato nelle valutazioni degli assets finanziari domestici, ma non risolverebbe da sola i problemi della nostra economia in generale e delle nostre banche nello specifico".


Meglio aspettare e non prendere decisioni affrettate

Piuttosto, nota sempre la società di investimenti, l’esito del referendum potrebbe condizionare la riuscita delle ricapitalizzazioni delle banche italiane, da Monte dei Paschi a Unicredit, perché il clima di incertezza non favorisce gli investitori di rilievo a uscire allo scoperto, meglio aspettare che lo scenario sia più chiaro.
Anche la stampa  internazionale, portavoce di alcuni settore della finanza, si è spaccata sul Sì e sul No del referendum voluto dal governo Renzi. Più che azzardare previsioni, forse ancora scottati dalla sorpresa della Brexit di questa estate, le principali testate si sono spese per supportare la scelta del Sì o del No, dal Financial Times al Wall Street Journal al New York Times. Fari accesi sul Belpaese insomma, nella speranza che si possa aprire una nuova fase di crescita dell’Europa intera.