Chiunque vinca le elezioni presidenziali americane, tra Hillary Clinton e Donald Trump, erediterà un Paese che non più in balia della crisi economica, grazie alle mosse della Federal Reserve e del presidente uscente Barack Obama. Cosa farà quindi il nuovo inquilino della Casa Bianca per dare lo sprint necessario all’economia americana all'indomani dell'Election DayQuali saranno le ricadute economiche? I due candidati alle presidenziali hanno programmi economici diversi, in alcuni casi opposti, con pochi punti in comune, come l’avversione al trattato TTP e alla delocalizzazione delle imprese statunitensi.


Il programma economico di Donald Trump
Il candidato repubblicano alle elezioni segue in linea di massima idee protezionistiche, contrarie alla globalizzazione, e conservatrici. Nel suo programma elettorale si legge: «L’America ha bisogno di un piano audace, semplice e realizzabile in base a principi economici conservatori».
  1. Riduzione della pressione fiscale. Nel suo programma elettorale, Trump punta ad abbassare le tasse per le imprese e le persone fisiche. Per le imprese, prevede di tagliare le imposte sul reddito dal 35 (uno dei tassi più alti al mondo) al 15%; per le persone fisiche il programma è di diminuire da sette a tre gli scaglioni esistenti con ulteriori riduzioni. L’aliquota massima, quella sopra i 154mila dollari, si ferma al 33%. Ma sulla riduzione della spesa pubblica, come la sua sfidante d’altronde, non fornisce ricette specifiche.
  2. Occupazione. Trump si concentra sulla necessità di incoraggiare le imprese ad aprire e ad assumere negli Usa tramite investimenti in infrastrutture, riduzione delle tasse e degli ostacoli normativi. Il tycoon ha promesso di creare 25mila posti di lavoro in dieci anni, con una crescita economica del 3,5% annuo (nel 2015 la crescita del Pil Usa è stata del 2,4%).
  3. Commercio. Trump intende ridurre il disavanzo commerciale, rinegoziando il NAFTA, l’accordo nordamericano per il libero scambio, e ritirandosi dal TTP, l’accordo transpacifico. Intende anche applicare sanzioni severe ai Paesi che violano gli accordi commerciali. Per incoraggiare il commercio interno, Trump ha chiesto di applicare una tariffa aggiuntiva del 35% sui beni messicani e del 45% sulle merci cinesi. In quest’ottica, gli americani sarebbero più incoraggiati ad acquistare prodotti americani. Ma, spiegano gli analisti, questo incoraggerebbe anche il Messico ad applicare una tassa di importazione sui prodotti provenienti dagli States. Il che danneggerebbe le imprese.
  4. Energia. Il candidato repubblicano, nella sua campagna alle presidenziali, ha affermato più volte che intende puntare sulle fonti fossili, quindi sul petrolio, per lo sviluppo dell’industria del Paese. Non solo: nel programma si trova la volontà di espandere le trivellazioni offshore e tornare a rilanciare sul carbone. Secondo Trump, infatti, la questione del riscaldamento globale dovuta all’inquinamento è una bufala.
Il programma economico di Hillary Clinton
  1. Pressione fiscale invariata. Se Trump promette di ridurre le tasse, la candidata democratica intende mantenere un equilibrio, aumentando però le tasse per i più redditi più elevati. L’idea è quella di aggiungere una sovratassa del 4% per chi guadagna più di 5 milioni di dollari per aumentare la redistribuzione del potere d’acquisto e ridurre il gender pay gap. Gli introiti derivanti da questi incassi maggiori serviranno, secondo il programma, a garantire ad esempio università gratuite per gli studenti che provengono da famiglie con un reddito medio-basso. Anche Hillary Clinton, come Donald Trump, non propone una significativa riduzione della spesa pubblica.
  2. Commercio. Sul fronte degli scambi commerciali, invece, Clinton nel corso della sua carriera ha più volte cambiato idea. In passato ha appoggiato il NAFTA e da segretario di Stato dell’amministrazione Obama ha anche sostenuto il TTP, ma in campagna elettorale ha detto ha detto che non crede che siano gli accordi migliori per il bene degli Stati Uniti. Clinton preferirebbe rinegoziare il NAFTA e si è opposta al TTP, con l’obiettivo di tutelare i posti di lavoro nel Paese. Ha sostenuto inoltre di voler impedire a Paesi come la Cina di abusare delle regole internazionali sugli scambi commerciali.
  3. Occupazione. Hillary Clinton punta anche ad aumentare la produzione negli USA offrendo incentivi fiscali alle aziende che assumono. Propone anche di aumentare la spesa in infrastrutture e nelle nuove energie rinnovabili, per aumentare i posti di lavoro in questo settore.
  4. Enegia. Hillary è più propensa di Trump a uno sviluppo delle rinnovabili. Intende ridurre il peso delle fonti fossili, ma senza abbandonarle. Il suo obiettivo è di arrivare al soddisfacimento del fabbisogno elettrico delle famiglie americane solo con energia pulita, e di aumentare del 30% l’efficienza energetica degli edifici pubblici e residenziali.
Nuovi scenari si apriranno dunque nel day-after. Sulla nostra Pagina Facebook potete ancora partecipare al sondaggio e dirci quali sono le vostre sensazioni e le vostre riflessioni sull’esito di questa elezione per il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America.