Il “leave” pronunciato a giugno dagli elettori inglesi ha portato con sé numerose conseguenze anche sull’economica britannica, come ampiamente annunciato da analisti e commentatori politici. Ancora non è del tutto chiaro quale direzione prenderà il Regno Unito a livello economico, ma alcuni temi caldi sono sotto gli occhi di tutti. Dopo la Spagna, il Regno di Sua Maestà Elisabetta II ha il fiscale più elevato d’Europa: il 4,9% del Pil nel 2015. Inoltre, dopo il referendum la Gran Bretagna non è più tra i Paesi finanziariamente più solidi al mondo, dal momento che Standard & Poor’s ha declassato il rating e tolto la tripla A

Un’economia troppo sbilanciata
Quando parliamo dell’economia britannica poi tocchiamo la questione della poca diversificazione, se è vero che la finanza vale il 25% del Pil. Nulla di troppo negativo, sia chiaro, ma questo sbilanciamento ha indebolito nelle ultime decadi il sistema produttivo, che non è del tutto autosufficiente. Ciò significa che da un lato la Brexit scoraggerà nuovi investimenti di Gruppi finanziari sul suolo inglese e dall’altro che il governo di Theresa May dovrà lavorare molto sugli accordi commerciali con gli altri Paesi per non correre il rischio di cadere in un eccessivo isolazionismo.
 
Il programma di acquisto titoli della Bank of England
Se dovessero diventare realtà, le fughe di capitali temute da alcuni esperti potrebbero far crescere decisamente i rendimenti delle obbligazioni e, di conseguenza, fare abbassare ancora il tasso di cambio. Fino a oggi l’azionario ha tratto vantaggio dalla sterlina debole, ma se dovesse aumentare la volatilità sulle valute questo miglioramento verrebbe presto eroso. 
Per fare fronte a un potenziale contesto negativo e allo stesso tempo stimolare l’economia britannica, la Banca d’Inghilterra ha lanciato un programma di acquisto. Tra la fine di settembre e la metà di ottobre ha acquistato corporate bond per un controvalore di oltre 1,5 miliardi di sterline, circa il 15% dei 10 miliardi di sterline (oltre 11 miliardi di euro) stanziati per questo piano che durerà almeno fino a febbraio 2018. Le obbligazioni rigorosamente “investment grade” vengono scelte in un ventaglio di aziende che contribuiscono all’economia britannica e comprendono ovviamente Gruppi esteri. 
 
Più penalizzate le obbligazioni corporate
Il programma di acquisto ha già dato i suoi primi effetti sui titoli delle aziende in questione. Se osserviamo da vicino i corporate bond in sterline, il rendimento medio è cresciuto dello 0,3% dalla fine di settembre, cioè quando la BoE ha iniziato a comprare.
Gli investitori però chiedono un rendimento maggiore per detenere i titoli di Stato britannici: la settimana scorsa il rendimento del decennale è cresciuto di 0,05 punti portando il premio all’1,04%, il doppio del minimo dello 0,52% di agosto. Inoltre pare che la sterlina debole abbia reso gli investitori più cauti verso i corporate bond, perché una moneta più bassa significa minori rendimenti sulle obbligazioni in sterline. Infatti lo spread per mantenere il debito corporate è cresciuto dello 0,1% rispetto ad agosto. Il popolo britannico ha preso la sua decisione in estate, ora è il turno dei mercati.