Il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, la banca centrale americana, è atteso da tempo. A guardare le ultime minute, i verbali delle riunioni, la stretta dovrebbe arrivare a breve, anche se dopo le ultime parole di Janet Yellen da Boston l’indecisione sembra ancora regnare sovrana. I mercati, intanto, aspettano. E guardano con attenzione anche alle politiche monetarie della Banca Centrale Europea. Quando a inizio ottobre si è parlato di tapering, cioè la riduzione graduale dell’acquisto di titoli, poi smentita da Mario Draghi, le Borse europee hanno subito reagito nervosamente.

Le due banche centrali dominano la scena economica. E i mercati oscillano in attesa di decisioni di politica monetaria che potrebbero cambiare le carte in tavola.
 
Per quanto riguarda gli Usa, da una parte ci sono le buone performance dell’economia americana (anche se non sempre in linea con le aspettative), dall’altra ci sono incertezze globali. Ecco perché, come emerge dai verbali dell’ultima riunione della FED, la scelta di lasciare invariati i tassi è stata presa dopo una discussione testa a testa. Tanto che diversi analisti si aspettano ora un rialzo del costo del denaro entro fine anno.
 
La presidente della Fed, Janet Yellen, dal canto suo, in un intervento da Boston non ha sciolto le riserve su un prossimo rialzo dei tassi d’interesse americani. Davanti a una domanda debole e un’offerta più forte, ha dichiarato che vale la pena chiedersi se è possibile correggere questi danni con una robusta domanda aggregata e un mercato del lavoro a pieno impiego. Ma, ha detto, «altre politiche» potrebbero servire ad affrontare le sfide aperte, lasciando quindi aperta la porta a un possibile intervento di fine anno.
 
Sui mercati, intanto, si fa sentire l’attesa e regna la volatilità. Secondo i future sui FED Funds, che anticipano le decisioni di politica monetaria, le possibilità di una stretta a dicembre sono vicine al 70%, mentre erano sotto il 50% meno di un mese fa. In questo contesto il dollaro è tornato a rafforzarsi, mentre la possibilità di un rialzo dei tassi americani spinge l’euro al ribasso.
 
Intanto nel Vecchio Continente si aggira il pericolo di un’inversione di tendenza del Quantitative Easing. Il 20 ottobre 2016 il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea si riunisce, e in quel caso potrebbe annunciare delle novità. Anche se la decisione finale potrebbe essere presa non prima del meeting di dicembre. I tassi di interesse potrebbero restare bassi a lungo. Ma l’ipotesi più accreditata, secondo gli analisti, è una riduzione dell’acquisto dei bond tedeschi, sui quali già ora la BCE affronta problemi di scarsità.
 
Le reazioni non si fanno attendere. Sul mercato lo spread Btp-Bund tende a comprimersi, e la curva continua a oscillare. Non solo, a dire il vero, in attesa di notizie da parte di BCE e FED, ma anche in relazione all’impatto della Brexit, dei risultati delle elezioni americane e anche dell’esito del referendum italiano. E in uno scenario di possibili tassi al rialzo, è possibile che i mercati virino verso il risk-off, ossia l’avversione al rischio