La cifra di cui si parla è 30 miliardi di euro. Tanto dovrebbe valere la legge di stabilità del 2017, tra novità su fisco, pensioni, costo del lavoro e ammortamenti per le imprese.
 
La prima mossa importante riguarda l’Iva. Il governo punta a quella che viene chiamata “sterilizzazione” dell’aumento dell’Imposta sul valore aggiunto. Qualora l’aumento dovesse scattare, le due aliquote principali passerebbero dal 10 al 13% e dal 22 al 24 per cento. Per evitare l’aumento, lo sforzo finanziario richiesto è di oltre 15 miliardi.
Restando sul fronte fiscale, tra gli interventi previsti si parla un possibile taglio dell’Irpef, l’imposta sui redditi delle persone fisiche, con una riduzione dal 23 al 22% dell’aliquota per i redditi fino a 15mila euro. Per quanto riguarda l’Ires, l’imposta sul reddito delle società, ci si aspetta un taglio dal 27 al 25 per cento.
 
Sul fronte delle aziende, gli incentivi fiscali previsti riguardano non solo la proroga al 2017 del “superammortamento”, cioè il sistema che consente a imprese e professionisti di dedurre dal reddito imponibile il 140% di quanto speso per l’acquisto di beni strumentali all’esercizio dell’attività, ma anche un nuovo “iperammortamento” per la digitalizzazione. Sugli acquisti di beni per la digitalizzazione dell’impresa è previsto un ulteriore ammortamento al 250 per cento all’interno del piano sull’Industria 4.0.
 
Pronto anche un piano sulle pensioni. L’accordo con i sindacati prevede di destinare sei miliardi in tre anni per aumentare ed estendere la quattordicesima e la no tax area. Nel piano sono comprese anche misure a favore di chi svolge mestieri usuranti e dei lavoratori precoci, cioè quelli che hanno cominciato a lavorare molto presto. La grande novità è però la cosiddetta Ape (Anticipo pensionistico), cioè la possibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro. L’Ape consentirà di andare in pensione volontariamente a 63 anni (anziché a 66 anni e sette mesi). Per farlo, i lavoratori dovranno sottoscrivere tramite l’Inps un prestito previdenziale, facendosi anticipare da una banca le mensilità di pensione e restituendole a rate negli anni successivi con una trattenuta sull’assegno.
 
Novità in arrivo anche per il costo del lavoro. Allo studio del governo c’è una manovra tra 600 e 900 milioni di euro per abbassare il costo del lavoro attraverso bonus di produttività, con la possibilità di estendere la decontribuzione già esistente sulle assunzioni. Sul fronte dei giovani, prevista la conferma del bonus cultura da 500 euro per i 18enni, ma anche nuove borse di studio per le matricole universitarie e una no tax area per l’iscrizione all’università.
 
Un taglio notevole dovrebbe interessare anche i costi della pubblica amministrazione, con un risparmio previsto di sei miliardi di euro. Il governo ha in programma anche la riproposizione della voluntary disclosure. L’emersione dei capitali nascosti finora ha portato nelle casse pubbliche 4 miliardi di euro. La versione bis – queste sono le previsioni – potrebbe aggiungere un altro tesoretto di due miliardi di euro.