Secondo il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco il problema dei crediti deteriorati delle banche italiane, è “una grande esagerazione”. Al momento si tratta di oltre 360 miliardi di crediti deteriorati lordi, che gli istituti di credito hanno in pancia da anni e che faticano a risolvere positivamente. Nei prossimi mesi però sono oltre 51 i miliardi di crediti deteriorati lordi che le banche potrebbero collocare sui mercati attraverso la creazione di portafogli complessi. Molto è stato detto ma poco è stato fatto finora. Non sono operazioni semplici ed è difficile individuare la giusta cifra che metta d’accordo chi acquista e chi vende.

Che cosa sono i crediti deteriorati
Quando una banca eroga credito a famiglie e imprese, ma per vari motivi questi ultimi non possono rimborsare il denaro prestato, allora si parla di crediti deteriorati. È molto probabile che vengano iscritti a bilancio durante le fasi di recessione economica, quando le aziende falliscono e le famiglie non riescono a sostenere il peso dei mutui. La Banca d’Italia, recependo le direttive dell’Unione Europea, ha adottato la nuova classificazione che definisce tre categorie di crediti deteriorati. Le prime sono le sofferenze, esposizioni nei confronti di un soggetto in stato di insolvenza o in situazioni equiparabili indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita della banca stessa. Ci sono poi le inadempienze probabili, esposizioni per le quali la banca giudica improbabile che il debitore restituisca integralmente il denaro prestato. E infine le esposizioni scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni, diverse da sofferenze o inadempienze probabili
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Al via le vendite di NPL
I crediti deteriorati, in inglese Non-Performing Loans (NPL), sono un tema molto delicato sul tavolo delle banche italiane. Il governo sembra aver dato una svolta alla questione semplificando il contesto normativo e velocizzando i tempi di recupero con la riforma della legge fallimentare di un anno fa, con il fondo Atlante e con le nuove norme per l’escussione delle garanzie. Singoli accorgimenti che tutti insieme dovrebbero agevolare le trattative. Inoltre, al momento sembra che i compratori specializzati come Banca Ifis, Algebris e AnaCap stiano diventando sempre più vivaci nella loro caccia agli NPL.

Draghi: ecco la ricetta per risolvere il problema NPL
Il presidente della BCE Mario Draghi ha spiegato che l’alto numero di crediti deteriorati in futuro potrà impattare sull’erogazione di prestiti delle banche. Il sistema bancario europeo in questo momento soffre per diverse cause: il Pil dei Paesi più importanti stenta a crescere, i tassi di interesse rimangono molto bassi, la regolamentazione è ancora troppo complessa e serve un’armonizzazione a livello continentale. La questione degli Npl è quindi un ulteriore ostacolo alla politica monetaria della Banca Centrale Europea, ha spiegato Draghi, e sono tre i rimedi che andrebbero posti: una supervisione costante, il funzionamento completo del mercato dei crediti deteriorati e infine un’azione dei governi per promuovere legislazioni adatte a sostenere lo sviluppo del mercato per i crediti deteriorati.