Ttip è un acronimo che sta per Transatlantic trade and investment Partnership. Cioè Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti. Negoziato a lungo, discusso (non solo sui tavoli politici) e adesso a un passo dal fallimento. Ma che cos'è? E perché è dato per moribondo?

Che cos'è il Ttip
Il Ttip ha avuto una gestazione lunga. E potrebbe concludersi con un aborto. La negoziazione è partita ufficialmente nel giugno del 2013, battezzata dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e da quello della Commissione europea, José Manuel Barroso. In realtà però, la preparazione ai negoziati è stata molto più lunga dei negoziati stessi: è durata circa dieci anni. L'obiettivo era raggiungere un accordo entro la fine del 2015. Pesa la portata dell'intesa, le discrepanze legislative e l'eterogeneità delle parti in campo: da una parte ci sono i 50 Stati americani, dall'altra i 28 europei.
 
Quanto vale l'accordo
Il principio è chiaro: rendere più libera la circolazione dei beni, rimuovendo dazi e barriere all'ingresso, adottando provvedimenti antidumping e uniformando le normative. Rispetto ad altri accordi transnazionali (che hanno comunque le loro difficoltà) c'è un elemento in più. È decisivo il peso del Ttip perché collegherebbe due mercati da 78 Stati, 820 milioni di cittadini e soprattutto quasi il 50 per cento del Pil mondiale. L'impatto sul Pil europeo è stimato in una crescita dello 0,3% l'anno. Non poco se paragonato a un incremento del prodotto interno lordo poco oltre l'1%. 
 
I nodi politici europei
A rendere il negoziato ancor più complesso è stato l'aspetto politico. Il negoziato è infatti guidato da Jean Claude Juncker (successore di Barroso) e Cecilia Mallström, commissaria della Direzione generale commercio. Formalmente, è la Commissione a decidere dopo aver ottenuto un mandato unanime degli Stati membri a negoziare.
In realtà il peso economico di Germania, Francia e Italia rende impossibile un accordo senza il placet di questi Stati. Il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, alla fine di agosto, ha cercato di richiamare all'unità. È stata la reazione alle dichiarazioni di Berlino e Parigi che, di fatto, hanno decretato il fallimento del Ttip. Il ministro dell'Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ha definito i colloqui con gli Stati Uniti “falliti” perché “nulla si sta muovendo in avanti”. Il presidente francese Hollande ha ammesso che è “inutile illudersi”.
 
Perché il Ttip è fallito
Al di là dell'eterogeneità delle posizioni europee, il Ttip è fallito per due ragioni. Che poi sono il cuore dell'accordo stesso.
 
1. Il principio di prevenzione. Ci sono prodotti che in Europa esigono controlli stringenti e in Usa molto più laschi. E casi in cui le norme sono più rigide oltre Atlantico. La questione dirimente è il “principio di prevenzione”, cui si legano le procedure igieniche e sanitarie necessarie alla messa in commercio di un prodotto. In Europa non si può commercializzare qualcosa se non si è certi che non sia dannosa. Negli Usa il principio è opposto: si può commerciare tutto a patto che non si dimostri essere nocivo. In questi casi si tratta di un'alternativa. Trovare un compromesso è difficile se non impossibile.
 
2. Gli arbitrati. In un ambiente economico comune è necessario definire anche la procedura per dirimere i contenziosi tra imprese e governi. Per gli Stati Uniti, le decisioni dovrebbero essere affidate a collegi di avvocati esperti di diritto internazionale. L'Europa opta invece per tribunali speciali gestiti da magistrati ordinari. Anche in questo caso, niente di fatto. È su questi paletti che il Ttip si è fermato. E, con tutta probabilità, non ripartirà.