Per alcuni, i celiaci, è una questione medica. Per altri una moda alimentare. Il mercato dei prodotti senza glutine, anche sulla scia degli esempi delle celebrity, continua a fare proseliti. E a macinare profitti milionari.
E l’Italia, patria della pasta, non poteva che essere uno dei Paesi leader a livello mondiale nel settore, oltre che una delle nazioni più innovatrici. Tanto che allo European Inventor Award 2016 hanno conquistato la finale due scienziate italiane dell’azienda altoatesina Dr. Schar, Virna Cerne e Ombretta Polenghi, che hanno realizzato un pane alternativo con una proteina simile al glutine ma che non provoca intolleranza per i celiaci.
 
Il mercato mondiale
Il business dei prodotti senza glutine nel mondo vale 4 miliardi l’anno. Ma nel giro di qualche anno, entro il 2020, secondo gli esperti potrebbe già toccare la soglia dei 7 miliardi. Solo negli Usa, la previsione è che possa crescere di oltre il 10% nei prossimi quattro anni.
 
I consumatori del mercato gluten free nel mondo sono circa 40 milioni, molto più dei circa 5 milioni di quelli che sono affetti da celiachia (negli ultimi 25 anni, l’incidenza è aumentata di cinque volte). A questi si aggiunge una lista di circa 20 milioni di persone affette dalla cosiddetta gluten sensitivity, e circa 12 milioni di consumatori classificati come intolleranti al glutine. Gli altri, invece, lo fanno per una scelta salutista.
  
Il mercato italiano
In questa torta, l’Italia si è ritagliata la sua fetta, con un volume d’affari da 40 milioni l’anno, tanto che pane, biscotti e pasta gluten free sono entrati – come avevamo già scritto – anche nel paniere Istat. L’azienda Dr. Schar, dove è stato sfornato il nuovo rivoluzionario pane senza glutine, da sola rappresenta quasi il 40% del mercato europeo. La nuova proteina scoperta dalle due ricercatrici italiane potrebbe ora aprire la strada a una nuova generazione di prodotti gluten free più piacevoli al palato, fragranti e appetibili.
 
Secondo l’Osservatorio nazionale sul comparto alimentare senza glutine, la maggiore concentrazione di imprese noglu in Italia si trova al Nord, tra Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte: realtà medio-piccole che vendono i propri prodotti attraverso i negozi specializzati e la grande distribuzione, dove gli scaffali dedicati al gluten free occupano sempre maggior spazio. Più di sei aziende su dieci hanno ricavi in crescita e un buon accesso al credito. Insomma godono di buona salute, registrando pure una crescita del personale. Anche se l’indice di internazionalizzazione di queste imprese è basso.
A farla da padrone sono le vendite sul mercato italiano. In soli due anni, tra il 2012 e il 2014, le diagnosi per celiachia nel nostro Paese sono cresciute del 15 per cento. Mentre cresce anche il numero di chi, pur non essendo intollerante al glutine, apprezza questi cibi perché li ritiene più salutari, sebbene non tutti i medici appoggino questo tipo di scelta alimentare.