Il fatturato dell’industria Elettrotecnica ed Elettronica italiana nel 2015 è cresciuto del 5,8%. Un buon segnale, anche se i vertici di Anie Confindustria parlano di “arresto della caduta” e definiscono prematuro parlare di ripresa.
 
I comparti in crescita

La salute del settore ha un incidenza è quella di 1200 aziende, che generano il 30% del totale investimenti in ricerca e sviluppo del settore privato in Italia. In un ambiente così ampio, si osservano forti differenze da comparto a comparto. Alcuni mostrano una andamento più solido, con progressi ben oltre o vicini alla doppia cifra. È il caso di trasporti ferroviari ed elettrificati (+22,8%), energie rinnovabili (+20,3%), trasmissione (+7,0%) e distribuzione (+9,4%) di energia. Anche i comparti che, per tradizione, rappresentano l'eccellenza del made in Italy: apparecchi domestici e professionali (+0,8%) e illuminotecnica (+4,5%). Un progresso più blando ma comunque significativo dopo anni particolarmente difficili.
 
Focus sulle rinnovabili
Sin dai numeri si nota una trasformazione del mercato. È cambiata la domanda, virando verso soluzioni più efficienti e sostenibili. La dimostrazione più chiara di questa tendenza riguarda le energie rinnovabili, capaci di aumentare di un quinto il proprio volume d'affari. “L’Italia – ha affermato il presidente di Anie Claudio Andrea Gemme - ha i numeri giusti per essere il Paese punto riferimento nel mondo per sostenibilità ambientale e innovazione tecnologica nel settore”.
 
Le previsione per il 2016
I livelli pre-crisi sono ancora lontani, soprattutto per quanto riguarda la domanda interna. Nel settore elettrotecnico, ad esempio, il giro d'affari è inferiore di 10 punti percentuali rispetto a quello del 2008, nonostante il 2015 sia stato chiuso con un progresso del 9,6%. A reggere il settore è soprattutto l'export, con un incremento annuo del 3,4% nonostante lo scenario globale volatile.
 
Proprio le incognite sull'export pesano sulle previsioni dell'Anie sul 2016. L'instabilità nei Paesi extra Ue e all'interno dei confini comunitari potrebbe avere un ruolo significativo. Mentre la domanda interna stenta a consolidarsi viste le correzioni al ribasso sulla crescita del Pil. Per questo Gemme ha invocato “investimenti strutturali”.