Non era il momento di alzare i tassi. E infatti, rispettando le attese del mercato e degli analisti, il comitato della Federal Reserve non lo ha fatto. Dopo le riunioni del 14 e del 15 giugno Janet Yellen ha parlato di un approccio cauto a causa dei deludenti dati dell’occupazione americana e per via dello spettro della Brexit, poi puntualmente diventato realtà nella giornata di giovedì 23. Nessuna stretta monetaria quindi, la forchetta è rimasta invariata tra lo 0,25% e lo 0,50%. In teoria rimangono due rialzi dei tassi nel programma della Fed da qui a fine anno, ma non è ancora stato specificato quando verranno attuati. Se verranno attuati, perché ora bisognerà capire in che direzione andrà l’Europa.

La cautela degli investitori
In un contesto così incerto, dove nessuna banca centrale vuole rischiare di fare la prima mossa e ritoccare i tassi (anche la Bank of Japan ha mostrato di essere in linea con la Fed), gli investitori reagiscono con circospezione. Subito dopo il comunicato della Fed il dollaro è scivolato rispetto all’euro e ciò significa che gli analisti hanno letto l’immobilismo della Yellen come una vittoria delle “colombe” del Comitato. Non sono mancate comunque volatilità e incertezza sui mercati, ma è stata allentata la tensione sui bond periferici. Un’altra indicazione di prudenza è stata vista nella collocazione del Bund tedesco a 10 anni, che ha registrato un rendimento medio allo 0,01%, in calo rispetto allo 0,14% dell’asta di maggio. Un trend diventato negativo dopo l’annuncio del referendum britannico, con il Bund che ha sfiorato il -0,1%. Chiaro segnale che i soldi vengono investiti nei pochi porti sicuri.

La volata dell’oro          
Era dall’agosto del 2014 che il prezzo dell’oro non toccava simili vette. E il ragionamento dei mercati è lo stesso che ha spinto il Bund. Il re dei metalli ha sfondato quota 1.300 dollari l’oncia, proseguendo sul trend positivo che lo ha visto crescere di oltre il 20% da inizio anno. E dopo l’annuncio della Brexit ha fatto un ulteriore balzo, sfiorando i 1.340 dollari l’oncia. Un segnale chiaro: è nel bene rifugio per eccellenza che la maggior parte degli investitori intendono ripararsi. Se le aspettative di alcuni analisti dovessero rivelarsi esatte, ovvero che la Fed non ritoccherà i tassi prima di dicembre, allora vedremo il metallo giallo salire ancora. Inoltre anche i rendimenti negativi di  molti dei titoli di stato (l’ultimo caso è il trentennale svizzero) e dei titoli corporate più solidi hanno ripercussioni sull’acquisto dell’oro. E, di conseguenza, sull’aumento del suo valore.