Secondo i leader del G7 la Brexit potrebbe essere il più grande pericolo mondiale nel breve periodo. Una scissione tra Regno Unito e Unione Europea potrebbe avere seri contraccolpi sul piano economico non solo per i diretti interessati, ma anche per gli altri Paesi, a partire dagli Stati Uniti. Ecco perché gli occhi di tutto il mondo sono puntati sul referendum sul quale i britannici dovranno esprimersi tra due settimane.

Il possibile crollo della sterlina

Per la maggior parte degli analisti, la prima conseguenza della Brexit sarà la svalutazione della sterlina. Le prime avvisaglie si sono avute a febbraio: quando il Primo Ministro britannico David Cameron ha annunciato il referendum la moneta inglese ha perso circa l’1,3% sul dollaro, toccando il livello più basso dal marzo 2009. Gli esperti della banca HSBC sostengono che il valore della divisa britannica potrebbe diminuire di un altro 20% in caso di uscita dall’UE, mentre il PIL potrebbe subire una contrazione del 2% sul medio-lungo periodo. Secondo altre voci l’euro dovrebbe rimontare sulla sterlina, ma perderebbe terreno nei confronti del dollaro e questo potrebbe portare la Federal Reserve a mantenere invariati i tassi di interesse per non forzare troppo la mano.

Export britannico favorito, ma aumentano i costi di produzione

Una moneta più debole significherebbe una maggiore competitività delle aziende britanniche nell’export e una maggiore possibilità di spesa per i turisti che visitano il Regno Unito. Ma verrebbe controbilanciata dalla necessità di alzare i prezzi dei prodotti finiti perché le materie prime e la manodopera oltremanica costerebbero di più alla fine del mese, dal momento che le imprese britanniche producono molto in altri Paesi, a partire dal settore del fashion. Per i britannici infine il potere d’acquisto in casa e all’estero sarebbe ridotto, con il rischio di una spirale negativa a livello di consumi interni.

Gli impatti sulle altre economie

Il primo fattore che avrà ripercussioni sugli altri Paesi europei è legato alla mobilità: per viaggiare, importare prodotti, capitali e beni in Inghilterra serviranno visti e pagamenti di dazi. Anche i capitali finanziari sarebbero tassati e per Londra, una delle principali piazze finanziarie mondiali, potrebbe trasformarsi in un boomerang con gli investitori privati che porteranno altrove i propri capitali.

Essendo Londra la principale borsa del continente, nonché il circuito del quale fa parte anche Milano (il London Stock ExchangeLSE), tutte le borse europee potrebbero risentire dell’uscita del Regno di Sua Maestà dall’UE. Insomma, tutto il quadro è ancora variabile, ma l’unica cosa certa è che vedremo la sterlina sulle montagne russe finché il popolo britannico non avrà preso una decisione. In un senso o nell’altro.