Il lusso è tra i settori che hanno reagito meglio alla crisi, sia in termini di fatturato che di performance azionaria. Le opportunità restano, anche se nei prossimi anni si prevede un complessivo rallentamento. «Il lusso è appena entrato nell’età adulta», ha spiegato Armando Branchini, vicepresidente di Fondazione Altagamma, e la frenata quindi è in parte fisiologica. Eppure, ha sottolineato, «negli incontri che facciamo con gli investitori internazionali, l’alta gamma resta il settore privilegiato per le scelte di portafoglio anche per il 2016».

Il rallentamento in borsa
Negli ultimi dieci anni, il settore del lusso a livello mondiale ha avuto performance migliori rispetto alla media. Lo S&P Global Luxury Index, che comprende le 80 maggiori società quotate del settore, ha guadagnato il 7,77%. Lo S&P global Bmi, che indica l’andamento del mercato globale, si è fermato al 4,95%. La corsa però ha rallentato negli ultimi tre anni. Dall’inizio dell’anno entrambi gli indici sono in caduta. La frenata, -12,44%, è però più netta rispetto alle azioni globali (-4,97%). Sul lungo periodo, come dimostrano i dati decennali, gli investimenti si sono dimostrati proficui, grazie alla resistenza negli anni più acuti della crisi.
 
Fatturati, avanti adagio

I dati sul fatturato hanno ancora segno più. In base al monitoraggio di Altagamma, nel 2015 il mercato dei beni di lusso si è attestato su un valore di 253 miliardi di euro, in crescita del 13%. Nel primo trimestre del 2016 la crescita ha mantenuto lo stesso ritmo. Ma per i prossimi anni ci si aspettano incrementi moderati, a una sola cifra. «Gli analisti parlano di “new normal” per descrivere lo scenario a breve e medio termine del lusso», ha detto Branchini. «Ma mai come oggi le aziende devono riflettere e reinventarsi, essere consapevoli che quasi tutto, nei prossimi anni, dovrà essere fatto in modo diverso. O almeno più articolato». La previsione è che nel 2016, tra le categorie a crescere di più saranno accessori e beauty (+4%) e abbigliamento (+1%). Tra i mercati, crescerà soprattutto il Giappone (+5%), seguito da Europa (+2%) e Medio Oriente (+1%).
 
Il rallentamento del comparto è confermato anche dall’aggiornamento primaverile del Monitor di Bain&Company. «Il lusso attraversa una fase di consolidamento e tutti gli occhi sono di nuovo puntati sulla Cina, che avrà un ruolo chiave nel rilancio mondiale, e sugli Stati Uniti, dove oggi il consumo locale non riesce a controbilanciare l’assenza di turisti», ha detto Claudia D’Arpizio, autore del monitor. «Nel 2015 il mercato globale dei beni personali di alta gamma è in crescita dell’1% a tassi costanti e del 13% a tassi correnti. Nel primo trimestre 2016 abbiamo visto lo stesso trend: per l’intero anno scommettiamo sui consumi interni della Cina, anche perché i flussi turistici verso l’Europa sono in calo da mesi, a causa degli attacchi terroristici e delle minori differenze di prezzo».
 
L’Italia guida il settore
A livello mondiale, i primi cento gruppi del lusso fatturano 222 miliardi di dollari l’anno. L’Italia, con 29 aziende nella top 100, è il primo Paese per numero di imprenditori nel settore. Secondo il report Global Powers of Luxury Goods, però, le aziende italiane contribuiscono sul fatturato totale solo per il 17%. Le società del lusso nostrane, per lo più di piccole dimensioni e con una struttura familiare (24 su 29), hanno fatturati medi di 1,3 miliardi. Meno rispetto alla media di 3,1 miliardi delle competitor americane. Ma si aspettano novità anche per il mercato italiano: Giovanni Tamburi ha da poco annunciato l’intesa per portare in Borsa un marchio della moda come Furla, della famiglia Furlanetto. L’arrivo sul mercato borsistico della società bolognese dovrebbe concretizzarsi nel 2017.