Forse non è più così desiderato come un tempo dagli investitori. La concorrenza dei fondi, del trading online e dei mercati finanziari sempre aperti offre molte più opzioni per impegnare i propri risparmi. Forse anche la crisi globale ha contribuito a cambiare le carte in tavola. Ma il mattone è sempre il mattone e per gli italiani rimane uno dei principali metodi di investimento, per un fattore storico e culturale. Anche se alcune decisioni del governo potrebbero contribuire ad abbassarne il valore.

LA SITUAZIONE IMMOBILIARE ITALIANA
Secondo lo studio “Gli immobili in Italia – 2015” realizzato dagli esperti del Dipartimento delle Finanze e dell’Agenzia delle Entrate, in collaborazione con Sogei, la rendita catastale del patrimonio immobiliare italiano nel 2012 è stato di circa 36,2 miliardi di euro, in crescita di un miliardo sul 2011. In totale sono il 91,9% le unità immobiliari appartenenti al settore residenziale, che valgono il 51,4% della rendita complessiva.
 
PRELIEVI E FISCALITÀ IMMOBILIARE
Il prelievo sul patrimonio immobiliare è molto vario in Europa: si va dallo 0,3% del Pil dell’Estonia al 4,2% del Pil nel Regno Unito. L’Italia si colloca comunque nella fascia alta con un prelievo pari al 2,6% del Pil, ma siamo comunque dietro a molti Paesi come gli Usa, il Giappone, il Belgio, la Francia, la Corea del Sud, il Lussemburgo e il Canada. Se però guardiamo al prelievo sulle transazioni finanziarie e di capitale siamo oltre la media OCSE (0,6% del Pil), dal momento che in Italia si sfiora l’1% del Pil.
Quelle che vengono definite imposte ricorrenti nel nostro Paese rappresentano, nel 2011, l’1,5% del Pil. Hanno però numeri decisamente superiori il Giappone (2,1%), la Francia (2,6%), gli Stati Uniti (2,8%), il Canada (2,9%) ed il Regno Unito (3,4%). Passando brevemente alle imposte sul possesso, sulla locazione e sulla compravendita di immobili, scopriamo che nel 2014 il gettito è stato di 42,1 miliardi di euro, in linea con il 2012.
 
IL DECRETO “SALVA BANCHE” E LA POSSIBILE SVALUTAZIONE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE
Il decreto 59 del 3 maggio 2016 ha dato un forte slancio alla realizzazione del credito bancario. Gli istituti di credito possono richiedere processi esecutivi lampo contro le famiglie e le imprese insolventi e pignorare gli immobili con facilità. Potranno poi mettere all’asta case e magazzini a prezzi stracciati, che possono crollare fino al 12,5% del valore dell’immobile all’eventuale quarta asta, se le prime tre sono andate deserte. Qualcuno lo ha definito un “esproprio di Stato lampo” e ha sostenuto che in questo modo si svenderà il patrimonio immobiliare italiano: tutti, sia famiglie che privati, attraverso anche la partecipazione giudiziaria per conto di terzi, potranno attendere la quarta asta per acquistare a prezzi stracciati un immobile di valore. Con conseguente livellamento verso il basso dei prezzi di mercato.