Il 18 maggio, come previsto, la Commissione europea ha dato il via libera alla finanziaria italiana del 2016. L’atteggiamento positivo era già emerso nei giorni precedenti e alla fine l’ok alla flessibilità sui conti è arrivata, in cambio però di nuovi impegni per il 2017. Osservato speciale resta il debito pubblico ancora troppo elevato e che per il 2016 rischia di non ridursi, nonostante gli obblighi comunitari. Tant’è che i commissari di Bruxelles hanno annunciato che entro novembre ci sarà un nuovo rapporto sull’indebitamento italiano. «Abbiamo fatto un rapporto sul debito eccessivo di tre Paesi: Belgio, Finlandia e Italia», ha detto il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici. Ma la situazione, almeno per il momento, sembra «in linea con il patto di stabilità. Non vi è necessità di aprire una procedura di infrazione».

La flessibilità
Dopo un lungo tira e molla, alla fine il governo italiano ha ottenuto la flessibilità di bilancio richiesta per il 2016, pari allo 0,85% del Pil. Nel dettaglio: lo 0,50% del Pil per quanto riguarda le riforme economiche, lo 0,25% in relazione agli investimenti infrastrutturali, lo 0,04% per i costi legati alla gestione della crisi rifugiati e lo 0,06% per i costi dovuti all’emergenza sicurezza. Nello stesso tempo, però, il governo si è impegnato a raggiungere un deficit dell’1,8% del Pil nel 2017 e una riduzione del debito dal 132,4% di quest’anno al 130,6% del 2017. Il che, ha detto Moscovici, «eviterà una deviazione significativa rispetto al cammino verso il pareggio di bilancio». In ogni caso, Bruxelles rimarrà «vigile» circa il rispetto degli impegni da parte degli italiani.
 
Debito pubblico osservato speciale
Quello che preoccupa l’Ue è l’elevato debito pubblico italiano. Nel report sull’Italia, si legge infatti che il debito resta una «fonte di vulnerabilità per l’economia italiana». Rispetto agli anni pre-crisi, l’indebitamento è cresciuto dal 100% del 2007 al 132,2% del 2014. La causa di questo incremento, spiegano i commissari, è stato il gap tra gli alti interessi pagati sul debito (una media del 4,2%) e la crescita annuale del Pil nominale vicina allo zero. Nel 2015 il debito pubblico è cresciuto così fino fino al 132,8% del Pil. Quello che Bruxelles si aspetta è che ora cominci a ridursi lievemente nel 2016 fino a raggiungere il 130,6% del Pil nel 2017 grazie a un mix tra recupero dell’economia reale e dell’inflazione e un declino degli interessi pagati sul debito. Nella analisi delle finanze pubbliche italiane, la Commissione ha chiesto infatti che i proventi da privatizzazioni vengano utilizzati per ridurre il debito pubblico.
 
Le raccomandazioni
Il 18 maggio la Commissione europea ha anche presentato le raccomandazioni per ciascun Paese. Quelle rivolte all’Italia sono cinque e riguardano l’accelerazione del programma di privatizzazioni per ridurre il debito pubblico; l’implementazione della riforma della pubblica amministrazione (soprattutto per quanto riguarda le aziende pubbliche locali); la riduzione delle sofferenze bancarie e il completamento della riforma sugli istituti di credito; il potenziamento delle politiche per rendere più dinamico il mercato del lavoro (in particolare potenziando l’efficacia dei servizi per l’impiego); l’approvazione della legge sulla libera concorrenza nelle professioni, trasporti e salute. Ora resta l’appuntamento per l’autunno del 2017, per valutare se nella prossima finanziaria l’Italia sarà finalmente in grado di migliorare la finanza pubblica nazionale.