L'auto elettrica accelera. Le prestazioni migliorano, i prezzi sono destinati a calare. E sono arrivati anche i primi grandi interventi legislativi. La fetta di mercato delle auto elettriche è ancora molto piccola, ma si iniziano ad apprezzare le prime, notevoli, differenze tra Paese e Paese. In altre parole: si sono già formati gli avamposti, statali e industriali, che presto faranno correre il settore. È l'inizio di una rivoluzione che guadagna velocità e cambierà il mercato dell'automotive che conosciamo oggi.

Un mercato piccolo ma in crescita

In Italia l'auto elettrica è meno di una nicchia. Nel 2015 le vendite sono cresciute. Ma la quota di mercato resta infinitesimale, pari allo 0,1% delle auto vendute. L'impatto decimale è caratteristica comune a diversi Paesi. Guardando ai numeri assoluti, i principali mercati sono Stati Uniti e Cina, dove le elettriche sono rispettivamente lo 0,6% e lo 0,4% del totale. Ma altrove l'incidenza è assai diversa: in Norvegia arriva al 18,5%, in Olanda al 5,6% e in Francia all'1,2%. La Germania si ferma allo 0,6%, ma con vendite raddoppiate rispetto al 2014. E il Regno Unito si avvicina alla soglia dell'1% grazie a un progresso che sfiora il 400%. Merito dei forti incentivi previsti da Londra.
 
Gli inventivi per superare gli ostacoli
I freni al mercato, fino a ora, sono stati diversi: infrastrutture di ricarica poco sviluppate, prestazioni non entusiasmanti, prezzi elevati. Tre zavorre che, unite all'abitudine, hanno limitato la crescita della domanda. Le barriere, però, stanno venendo meno. Da una parte, la tecnologia conduce a prestazioni migliori. Dall'altra, alcuni governi hanno aperto il portafogli per accelerare il ricambio. Il progresso britannico, ad esempio, è in gran parte merito di un pacchetto di investimenti. Per le infrastrutture di ricarica sono stati stanziati 31 milioni di sterline. Altri 15 per progetti di ricerca e sviluppo. E soprattutto, si è aperto un incentivo che ha scontato del 35% (fino a un tetto di 5 mila sterline) le auto elettriche o ibride. Nel 2016, la Germania ha approntato un piano simile: 1,2 miliardi di euro per l'acquisto di ibride o elettriche con un contributo tra i 3 e i 4 mila euro. Più drastica la scelta olandese. Dal 2025 sarà bandita la vendita di auto tradizionali.
 
I nuovi produttori: elettrico oltre la nicchia
Se uno dei propulsori è il sostegno pubblico, l'altro è quello industriale. I maggiori ostacoli tecnici sono stati superati. Le stazioni di ricarica sono sempre più diffuse, i chilometri di autonomia non hanno nulla da invidiare alle vetture tradizionali. E, nei modelli più evoluti, lo stesso vale per le prestazioni sempre più sportive. Per anni, nonostante l'evoluzione procedesse, ci si è chiesti se la vera spinta al cambiamento sarebbe arrivata dai protagonisti classici dell'automotive o da nuovi protagonisti. Nel primo caso, il processo sarebbe stato interno: la grande industria si sarebbe reinventata. Nel secondo, un attore esterno avrebbe guidato il progresso, costringendo quelli storici a seguire la strada. Più che alternative, le due opzioni sono due estremi tra i quali c'è la verità.

Le grandi case automobilistiche producono ibride o elettriche. Lo scossone è arrivato però da chi non ha mai usato una goccia di benzina. Il nativo elettrico si chiama Tesla. La società ha ancora un impatto poco più che nullo sulle vendite globali. Ma ha fatto capire che i tempi sono maturi perché il trasporto elettrico diventi di massa. L'ultima arrivata, la Tesla Model 3, ha 5 posti, 345 chilometri di autonomia, e va da zero a 100 in 6. Il prezzo, 35 mila dollari, non è ancora da utilitaria ma è già molto più basso rispetto ai modelli precedenti. Ed Elon Musk, il fondatore, ha promesso modelli più economici. Risultato: prima ancora di arrivare in strada (nel 2017), Model 3 ha ricevuto 400 mila ordini. Prezzi, prestazioni, reputazione, moda: l'auto elettrica sta abbandonando la nicchia.