Campari continua a brindare. La società italiana, nata nel 1860 e diventata simbolo dell’aperitivo italiano, è in grande ascesa. Dopo le difficoltà del 2014, dovute alla recessione italiana e alla instabilità geopolitica, il 2015 è stato l’anno della riscossa. Non solo i conti hanno rivelato utili e ricavi oltre le attese, ma il titolo a marzo è stato protagonista a piazza Affari recuperando per primo il tragico tonfo delle Borse dei primi due mesi dell’anno. E a metà marzo è arrivata l’altra notizia che fortifica il brand: Campari ha acquisito il liquore Grand Marnier della francese Societé des Produits Marnier Lapostolle. L’ultimo di una lunga serie di acquisti all’estero.

 
I conti e la reazione della Borsa
Il 2015 per il re dell’aperitivo si è concluso con vendite nette in aumento del 6,2% e un giro d’affari di 1,66 miliardi di euro. Un raddoppio rispetto a dieci anni da. L’utile netto del gruppo i 175,4 milioni di euro, in salita del 36% rispetto al 2014. Parte del merito è anche del mini-euro, ha spiegato Il Sole 24 ore: la risalita del dollaro contro la moneta unica ha avvantaggiato le aziende votate all’export. A trainare la società guidata da Bob Kunze Concewitz sono stati soprattutto i brand globali, dal Campari alla vodka Skyy, saliti dell’8%. Mentre la crescita organica del gruppo si è fermata al 3%, soprattutto per via della contrazione russa e del mercato domestico italiano che ancora fatica a riprendersi.
 
Le Americhe rappresentano il 42,3% del fatturato. A seguire Sud Eropa, Medio Oriente e Africa con il 31,7%; Nord, Centro ed Est Europa con il 18,9%; e Asia Pacifico con il 7%. In Italia si concentra il 25% del fatturato, seguito dagli Usa con il 22% e dalla Germania con il 10%. Anche le Giamaica ha una fetta del 5,9%.
 
I conti positivi hanno spinto il consiglio di amministrazione a proporre un dividendo di 9 centesimi di euro per azione per l’esercizio 2015, incrementato del 12% rispetto all’anno precedente. E la Borsa ha reagito positivamente. Dopo la notizia dei conti con il segno più, il titolo è schizzato a Piazza Affari, confermandosi uno dei titoli più difensivi di Borsa italiana.
 
Lo shopping Campari
A metà marzo 2016 Campari ha raggiunto un accordo con la famiglia che controlla Societé des Produits Marnier Lapostolle, titolare del marchio Grand Marnier, per rilevarne il 17,19% e lanciare un’Opa a un prezzo di 8,05 euro per azione sulle azioni sul mercato. L’accordo prevede che Campari acquisisca dal 2021 le rimanenti azioni detenute dalla famiglia, pari al 26,6 per cento. Se attraverso l’Opa Campari non arrivasse al 50% di Spml, i francesi si sono impegnati a vendere le azioni necessarie a raggiungere la maggioranza.
 
L’acquisto di Grand Marnier è solo l’ultimo di una lunga lista di acquisizioni. Che ha portato Campari a possedere il 45% dei brand globali. Il parco di 50 brand in 190 Paesi va da Cinzano, a Dreher, Skyy Vodka , Zedda Piras, Aperol, Glen Grant, Wild Turkey, Averna, Braulio e tanti altri. Un pacchetto costruito negli anni, brand dopo brand.
 
Sotto la guida del ceo Bob Kunze Concewitz, al timone dal 2007, la società è diventata il sesto più grande marchio di liquori al mondo. Un successo costruito anche grazie a forti investimenti in pubblicità e marketing: 286 milioni solo nel 2015.
  
Una fortuna di liquori
Il successo di Campari ha portato Rosa Anna Magno Garavoglia, proprietaria del 51% del marchio dopo aver ereditato le azioni dal defunto marito (ex amministratore delegato che a sua volta aveva ricevuto le azioni da un erede della famiglia Campari), a scalare la classifica di Fortune dei più grandi miliardari al mondo. Con un patrimonio personale di 3,8 miliardi di dollari, l’imprenditrice si trova al decimo posto in Italia e al 495esimo posto al mondo. Solo nel 2015 per trovarla bisognava scendere fino al 628esimo posto, con un patrimonio di 3,3 miliardi di dollari.