Siamo tornati indietro al 2009. E questa per fortuna è una buona notizia. La disoccupazione nell’Unione Europea è in calo e il livello occupazionale si sta progressivamente riportando ai livelli pre-crisi secondo i dati dell’Eurostat riferiti a gennaio 2016. I senza lavoro in Europa sono l’8,9%, quasi un punto percentuale in meno rispetto al 9,8% del gennaio 2015, il che significa che ci sono oltre due milioni i disoccupati in meno rispetto all’anno scorso. Nell’area euro la situazione è leggermente peggiore, con un tasso di disoccupazione del 10,3% ma sempre in calo di un punto percentuale rispetto a 12 mesi fa.
 
Un’Europa con molte differenze

Sono 24 gli Stati nei quali la disoccupazione è calata. Tutti eccetto l’Estonia, nella quale è rimasta stabile, e Lettonia, Austria e Finlandia dove è aumentata. La palma di migliore va come di consueto alla Germania (4,3%), seguita a ruota dalla Repubblica Ceca (4,5%) e da Malta (5,1%). Nonostante il tasso di disoccupazione rimanga molto alto (20,5%), la riduzione più ampia è stata registrata in Spagna, -2,9% in un anno. Continuano a navigare in cattive acque Grecia, Croazia, Cipro e Portogallo.
 
I giovani
Possiamo parlare di un miglioramento del contesto anche per la forza lavoro sotto i 25 anni, nonostante la situazione sia ancora complessa: siamo passati dal 21% del gennaio 2015 al 19,7% di quest’anno. Con 408 mila persone inoccupate in meno rispetto al gennaio 2015, siamo a 4,434 milioni di giovani disoccupati, dei quali oltre 3 milioni sono nell’area euro. Anche in questo caso i migliori sono i tedeschi, con il 7,1%, seguiti però a distanza da Danimarca, Olanda e Repubblica Ceca – tutti Paesi oltre l’11%. Dall’altra parte della graduatoria troviamo Stati del sud Europa come la Grecia, per la quale gli ultimi dati disponibili di novembre parlano di un tasso di disoccupazione giovanile del 48%, poi Spagna, Croazia e Italia, che si attesta ancora al 39,3%, in peggioramento dal 38,7% di dicembre 2015.
 
L’Italia
Paragonato all’ambito europeo il nostro Paese non brilla. La disoccupazione generale è all’11,5% e questo dato la porta a piazzarsi al sesto posto tra i meno virtuosi dietro alle già citate Grecia, Spagna, Croazia, Cipro e Portogallo. Un risultato in leggero miglioramento rispetto all’11,6% di dicembre, ma rimane oltre la media Ue. L’Istat fa però notare che la crescita generale dell’occupazione “è determinata dai dipendenti permanenti (+99mila) mentre calano i dipendenti a termine (-28mila) e gli indipendenti restano sostanzialmente stabili. L’aumento di occupati riguarda sia gli uomini sia le donne”. Qualcosa, a quanto pare, si muove davvero.