Il 23 giugno 2016 i cittadini britannici decideranno se rimanere nell'Unione Europea. E qui finiscono le certezze. Perché l'orizzonte della Brexit (cioè l'addio di Londra a Bruxelles) è un orizzonte inesplorato.

 
Senza contare il fatto che in economia e finanza non c'è la ripetizione dell'identico, il caso è un unicum che non consente alcun paragone. La teoria non offre basi sufficientemente solide. Al più si può procedere per analogie, con alcune (poche) esperienze del passato. E con i segnali inviati dai mercati. Alla luce dei quali si possono ipotizzare, con molti se, gli scenari futuri.   
 
Occhi sugli spread
Il referendum stesso è un fattore di destabilizzazione. La sola ipotesi di un'uscita produce effetti. Ancor prima di conoscerne il risultato, quindi, si potrebbe assistere a un incremento degli spread. Non solo di quello britannico ma anche di Italia e Spagna. Un fenomeno che potrebbe diventare più consistente se dovesse prevalere la volontà di lasciare l'Ue. 
 
I rischi secondo la BoE
Anche Mark Carney, governatore della Banca d'Inghilterra, ascoltato dal parlamento britannico sulle potenziali implicazioni della Brexit, ha indicato il nodo del premio di rischio sugli asset britannici. Un “costo” che potrebbe indurre diverse imprese (a partire da quelle finanziarie) a preferire altri Paesi.  
 
Gli effetti sull'oro
L'oro ha avuto un'impennata subito dopo l'annuncio della data del referendum. Guardano al passato, c'è un precedente (ma è solo un indizio): nel 1993, quando il Regno Unito decise di abbandonare il sistema di cambio europeo, l'oro subì un notevole rialzo. 
 
La bilancia dei pagamenti
Nel breve periodo, l'incertezza potrebbe pesare sul mercato azionario e obbligazionario. E sulla sterlina: se la moneta britannica dovesse deprezzarsi in modo consistente, le importazioni sarebbero più onerose. Una fattore che peserebbe sul già elevato passivo nella bilancia dei pagamenti.
  
Gli accordi commerciali
Il referendum sarà un fattore in ogni caso. E se vincesse il no? Ancora una volta non ci sono certezze. Se non nel fatto che il diavolo si anniderà nei dettagli. Una volta fuori dall'Ue, si sceglierà un libero accesso al mercato unico (come la Norvegia) o si opterà per un semplice trattato di libero scambio? Nel primo caso, Londra sarebbe più legata alle regole di Bruxelles. Nel secondo sarebbe più libera, ma dovrebbe rinunciare a una fetta del mercato europeo. La scelta ricadrà sulle decisioni di molte imprese (soprattutto finanziarie). Con i Paesi dell'Ue pronti ad approfittarne.  
 
Qui Bruxelles
Gli effetti sull'Unione europea sarebbero meno significativi rispetto a quelli sulla Gran Bretagna. Il motivo è semplice: l'Ue esporta verso UK meno di quanto il Regno Unito esporti verso l'Ue. Più che sulla bilancia economica, l'incognita maggiore riguarderà la Brexit come fattore di instabilità. Una instabilità finanziaria (con l'aumento degli spread) e politica (perché il referendum apre a un precedente che altri Paesi Ue potrebbero seguire).