Le chiamano unicorni, come le figure alate della fantasia con un solo corno in mezzo alla fronte. A spiccare il volo, però, nelle startup divenute unicorni, sono le valutazioni: superiori a un miliardo di dollari. Questa è la regola, insieme alla caratteristica comune del non essere quotate.
Nella lista delle “favole” ci sono molti giganti americani come Airbnb e Uber, ma anche qualche europeo, da Blablacar a Shazam. Inoltre il fronte asiatico cresce sempre di più, con la Cina in testa. Il fil rouge è costituito dall’alto contenuto tecnologico, ma anche dai fondi e venture capital che in queste aziende investono milioni.
 
La geografia degli unicorni
Contrariamente a quel che si pensa, la maggior parte degli unicorni nel mondo oggi ha sede al di fuori della Silicon Valley. Su 236 società censite da Atomico, fondate dal 2003 in poi, 81 hanno gli uffici in California (su 128 censite nel Nord America). Via via negli anni il tasso di nascita degli unicorni nella valle della costa Ovest americana è diminuito, spostandosi altrove. Soprattutto a Est, in Asia, divenuto uno dei maggiori poli di sviluppo tecnologico con 68 unicorni. L’Europa ne conta invece 40. Secondo le stime, entro il 2025 si arriverà a quota 300.
 
Diversa è la densità di innovazione. Se si guarda il numero di società miliardarie in rapporto al numero di abitanti, in cima troviamo sempre la Silicon Valley con oltre 7 unicorni per milione di abitanti. Al secondo posto c’è una capitale europea, Stoccolma, patria di grandi nomi come Spotify, Candy Crush e Skype, seguita da Seattle. Londra, in questa classifica, è solo nona, con nomi non troppo noti.
 
I settori
Molti unicorni sono applicazioni per smartphone e tablet. È alto anche il numero di tecnologie retail e per i servizi finanziari. A seguire, trasporti e viaggi, gaming e sicurezza. Molte di queste aziende sono entrate in alcuni settori, dall’istruzione alla sanità ai trasporti, che fanno parte delle nostre abitudini quotidiane. A volte portando degli stravolgimenti, che hanno lunghi processi di metabolizzazione. Come sta accadendo per Uber.
 
Queste valutazioni sono giustificate?
Airbnb è valutata 25 miliardi di dollari. Uber supera i 50 miliardi di dollari. Spotify è a quota 8 miliardi di dollari. Zalando a quota 7. La domanda è se questi siano valori giustificati o se si tratta solo di “un’etichetta”, come l’ha definita il fondatore di Slack, Stewart Butterfield, entrato anche lui da poco nel simposio dei cavalli con un solo corno.
 
In ogni caso, come ha scritto l’Economist, questa bolla di ipervalutazioni pare si stia via via sgonfiando. E a ogni nuovo round di investimenti non corrisponde più un surplus di valutazione da parte di aziende e analisti come è accaduto finora. Airbnb di recente ha incassato 100 milioni di dollari, ad esempio, ma ha confermato la sua valutazione a 25 miliardi, anziché innalzarla. E si stanno registrando anche dei downgrade di valutazione quando queste aziende si affacciano poi al mercato azionario. Square, ad esempio, unicorno nel settore dei pagamenti, a novembre è stata valutata in vista dell’Ipo 4 miliardi di dollari, un terzo in meno rispetto all’ultimo round di investimenti privati.
Venture e fondi comuni stanno diventando così più prudenti negli investimenti. Tanto che alcuni di loro cominciano a chiedere alcune condizioni prima di immettere liquidità, come la garanzia di riavere almeno gli stessi soldi che hanno investito o un rendimento garantito.
 
Uno dei problemi del mondo degli unicorni è che molte di queste aziende sono simili tra loro. I grandi, quelli che spiccano davvero il volo, sono pochi e già riconoscibili: da Uber a Airbnb. Saranno questi, i più ricchi, secondo gli analisti, a sopravvivere nel mondo spietato degli unicorni.