Quando il numero uno si beve il numero due del mercato mondiale, tutti gli altri tremano. E fanno bene a preoccuparsi, perché l’affare che ha visto il gruppo anglo-belga AB Inbev acquistare la sudafricana SabMiller per 107 miliardi di dollari è diventato la terza maggiore acquisizione della storia. Si piazza dietro soltanto a quella di Mannesmann da parte di Vodafone nel 1999 e quella di Verizon Wireless da parte di Verizon Communications nel 2013.
Il gigante del malto e del luppolo ha ora una capitalizzazione che supera i 250 miliardi di dollari e, si stima, vende un terzo della birra del pianeta. Un nuovo polo che può fare il bello e il cattivo tempo.
 
La strategia: acquisizioni mirate per continuare a crescere
I manager sanno che in questo settore le proiezioni di crescita nei Paesi avanzati sono basse e che deve puntare a espandersi in Asia, Africa e Sudamerica. In un comparto bloccato dove è difficile realizzare ulteriori utili con le proprie forze è necessario aumentare i propri volumi per veder crescere i margini: se nel 2001 i primi quattro produttori di birra del mondo avevano in mano un quarto del mercato, nel 2013 sono passati al 54% del totale. Di conseguenza anche i loro margini sono saliti tra il 5% e il 20%, mentre chi ne è rimasto fuori ha segnato flessioni dal -3% al -7%. Un trend chiaro e ormai difficile da invertire.
 
La potenziale bolla della birra
Il problema è che, a parte il maxi-acquisto di settembre, la maggior parte delle altre operazioni riguarda piccoli birrifici artigianali che vengono inglobati in grossi gruppi. Quello dei prodotti artigianali è il ramo con le maggiori prospettive di crescita ed ecco che i big entrano a gamba tesa, sovrastimando il valore di mercato dei più piccoli. L’ultimo esempio arriva da Constellation Brands, che ha sborsato un miliardo di dollari per il marchio artigianale Ballas Point Brewing & Spirits. Nulla di male, solo che il fatturato di questo produttore di San Diego è circa 1 volte di meno: la stima per il 2015 è di 115 milioni di dollari. Lo sbilanciamento è evidente, così come la potenziale bolla che si profila all’orizzonte.
 
I timori per i produttori artigianali
Inoltre, possono sorgere anche problemi di natura concorrenziale. Il primo effetto dell’acquisizione del gruppo AB Inbev sarà la cessione del marchio Peroni, come loro stessi hanno annunciato. Una scelta che in molti hanno letto come un modo per evitare irregolarità in Europa sul fronte dell’antitrust, perché si è creato un polo enorme, che secondo alcune stime, può toccare il 30% delle quote di mercato in Italia e del 27% in Olanda. Non a caso anche le autorità americane hanno già fatto presente ai vertici del colosso birraio di essere preoccupate per il risvolto negativo che questa acquisizione potrebbe avere per i piccoli produttori artigianali rimasti sul mercato. Per il momento rappresentano il 18% del mercato e sono rampa di lancio. Ma in prospettiva sono considerati una specie a rischio.