Produrre bioplastiche biodegradabili e compostabili, recuperare gli scarti agricoli e delle materie prime, riconvertire impianti inutilizzati e creare posti di lavoro. Il tutto, assicurando un’ottima sostenibilità economica all’azienda. Il progetto di Novamont sembrava impossibile e invece è realtà. Dal 1989 è cresciuta a colpi di innovazione e investimenti sostenibili, rendendo attuale e attuabile anche in Italia la bioeconomia. L’azienda novarese sviluppa e produce bioplastiche che sostituiscono la plastica nell’agricoltura, nella ristorazione e nella grande distribuzione. Nel 2014 ha realizzato un fatturato di 145 milioni di euro e ha destinato il 7,2% di questa cifra a ricerca e sviluppo.

 
Partnership e riqualificazione, la ricetta di Novamont
Negli ultimi anni Novamont è stata al centro di diverse collaborazioni: a Eataly ha fornito tutti i materiali monouso compostabili come posate, piatti e bicchieri durante Expo Milano. Con Lavazza, sempre durante l’esposizione universale, ha avviato un progetto per riutilizzare fondi di caffè. Tre anni fa la società novarese ha avviato un'importante partnership con Versalis (società chimica di Eni) e l’americana Genomatica per produrre il butadiene, impiegato per produrre la gomma, a partire da fonti rinnovabili.
Le attività industriali e i progetti di bioeconomia del Gruppo hanno contribuito a rivitalizzare aree e siti in difficoltà o già dismessi come Terni, Patrica, Porto Torres; il prossimo sarà a Bottrighe, in provincia di Rovigo. Un modello che permette anche di reimpiegare i lavoratori del settore chimico in cassa integrazione e di creare nuovi posti di lavoro.
 
Una spinta che viene dall’Europa
Pochi mesi fa anche l’Unione europea si è accorta di questa realtà e ha assegnato al Gruppo Novamont 17 milioni di euro a fondo perduto per sostenere la ricerca sulle bioraffinerie. Il fatto che l’Europa creda nella chimica pulita lo dimostra la BBI JU (Bio-Based Industries Joint Undertaking), la forma di partenariato pubblico-privato che l’Unione Europea ha avviato con le compagnie di questo settore: tra il 2014 e il 2020 saranno attivati fondi per 3,7 miliardi di euro. Un grande impulso a un comparto che ha di fronte a sé un futuro roseo.
 
Investire oggi per raccogliere domani
In Europa il settore della bioeconomia ha raggiunto la soglia dei 2.000 miliardi di euro secondo una stima della Commissione Europea del 2012. Le persone che lavorano in questo comparto sono più di 22 milioni, pari a circa il 9% dell’occupazione dell’Unione. Secondo la rielaborazione contenuta in questo studio, ogni euro investito nella ricerca e nell’innovazione nella bioeconomia avrà una ricaduta dieci volte superiore entro il 2025 in termini di valore aggiunto nel settore. Un buon motivo per continuare sul percorso tracciato.