La Federal Reserve aveva indicato la strada: nel 2009, l'allora presidente della Banca Centrale USA inaugurava il primo round del Quantitative easing: acquisto di titoli di Stato e bassi tassi d'interesse per sostenere l'economia con un'iniezione di liquidità.

 
Al di qua dell'Atlantico, La BCE s'incammina sulla stessa via con qualche anno di ritardo. Prima con un taglio progressivo del tasso di rifinanziamento. Poi, dopo l'annuncio del 22 gennaio 2015, con l'acquisto diretto di titoli di Stato.
 
Da tempo, quindi, FED e BCE viaggiano nella stessa direzione. Adesso però sono arrivate a un bivio e, da dicembre, si divideranno. La separazione ha anche una data: 3 dicembre 2015. Nella stessa giornata arriveranno indicazioni preziose sia da Francoforte che da Washington.
 
Le mosse della BCE
La Banca Centrale Europea si riunirà in mattinata, con un esito quasi scontato: i tassi non si muoveranno dall'attuale 0,05%. Mario Draghi, come ha fatto intendere negli interventi di questi giorni, potrebbe annunciare il rinnovo o il rafforzamento del Qe. Dipenderà da una serie di fattori: lo stato dell'economia globale, il vigore della ripresa europea e l'inflazione più o meno vicina alla soglia del 2%.
 
Draghi ha confermato la disponibilità a mantenere una politica monetaria espansiva. E i dati non invitano certo a un'inversione di tendenza. La ripresa c'è ma è ancora moderata: secondo le previsioni il PIL reale della zona euro crescerà dell'1,6% nel 2015 e dell'1,8% nel 2016. L'instabilità dei prezzi non desta preoccupazione: l'inflazione dell'eurozona rimarrà bassa a lungo, attestandosi allo 0,1% nel 2015 e all'1% 2016. Dichiarazioni e numeri che sono più di semplici indizi.
 
Le mosse della Fed
Dall'altra parte dell'oceano, la situazione è molto diversa. La Fed si attende nel 2015 un rialzo del PIL USA superiore al 2%. Nel terzo trimestre, Washington, zavorrato da scorte di magazzino, rallentamento cinese e dollaro forte, ha rallentato bruscamente (+1,5% rispetto al +3,9% del periodo precedente). Ma il ritocco dei tassi è solo questione di tempo. Ci sarà già entro la fine del 2015? Maggiori indicazioni arriveranno proprio il 3 dicembre, quando Janet Yellen parlerà al Congresso Usa. Il suo discorso potrebbe avere degli aggiornamenti last minute, che dipenderebbero dalle reazioni dei mercati alle scelte della Bce.
 
L'equilibrio monetario
Le due banche centrali prenderanno direzioni opposte ma resteranno intrecciate. Il QE di Draghi potrebbe, già di per sé, svalutare l'euro. Un effetto che verrebbe amplificato se, con un rialzo dei tassi già a dicembre, la FED stimolasse l'apprezzamento del dollaro. Sarebbe un bel vantaggio per le imprese europee e una zavorra per quelle USA.
 
Il mercato, però, non è fatto di sola razionalità. Per cui, l'impatto del rialzo dei tassi potrebbero essere inferiori rispetto ai costi derivanti dal segnale di incertezza che Yellen darebbe restando immobile.