Dopo 36 anni, la Cina abbandona la politica del figlio unico. Le famiglie potranno avere due bambini. Per capire la ratio della scelta, basta guardare alle motivazione che avevano portato all'introduzione del divieto.
 
1979-2015: la rivoluzione

Nel 1979, la popolazione cinese si avvicinava al miliardo di abitanti. Il problema era controllare l'incremento demografico, perché rischiava di compromettere una crescita che doveva ancora prendere slancio sufficiente.
 
L'invecchiamento, con un'età media di 20 anni, non rappresentava una preoccupazione imminente. Adesso però, la situazione è cambiata in modo radicale. La Cina cresce ancora a ritmi elevati, ma sta rallentando: nel terzo trimestre del 2015, il Pil ha guadagnato il 6,9%, per la prima volta in sei anni al di sotto del 7%. Anche la Cina dovrà abituarsi all'idea di abbandonare una crescita a due cifre. Tra il 2016 e il 2020, l'incremento medio del Pil è previsto al 6,5%.
 
I dati farebbero felice qualsiasi governo al mondo, ma allarmano Pechino. Che si scopre in affanno, con un'età media ormai arrivata a 37 anni e una flessione della popolazione in età lavorativa del 3% da qui al 2015 e il 2030.
 
Un nuovo modello economico
Prima di arrivare a un futuro stagnante, la Cina ha preferito muoversi. Anche perché il governo ha fissato, entro il 2020, un obiettivo ambizioso: il raddoppio del Pil pro-capite rispetto ai livelli del 2020. Il presidente cinese Xi Jinping si è detto certo che la crescita prevista sarà sufficiente a tagliare il traguardo. Ma serve nuova energia. Il futuro dell'economia cinese passa infatti da un cambio di prospettiva: dovrà abbandonare la dipendenza da export e sostenere i consumi interni, con una nuova platea e una forza lavoro rinnovata.
 
L'addio alla politica del figlio unico è solo il primo passo verso questo obiettivo. Per raggiungerlo servirà di più, perché anche in Cina mantenere due figli è diventato molto più oneroso rispetto a 36 anni fa. Occorrerà quindi un intervento più organico sul welfare: un altro tassello verso la nuova Cina.
 
Sussulti di Borsa
Al momento, quindi, gli effetti immediati saranno contenuti. Dove non c'è più il divieto, restano le difficoltà economiche di molte famiglie. La reazione più visibile è stata quella delle Borse. Quando il governo cinese ha confermato il cambio di politica, i titoli dei gruppi che investono sui prodotti per l'infanzia (come Danone, Nestlé e P&G) hanno avuto un balzo verticale, riassorbitosi però nel corso della seduta.