Si chiama “industria 4.0” e indica l’applicazione dell’Internet delle cose (Internet of Things) alla produzione industriale. Grazie ai chip e ai sensori installati su macchinari e robot, gli oggetti nello stesso spazio possono comunicare tra loro, e il processo produttivo può auto-controllarsi. Oltre a essere monitorato a distanza, da un tablet o uno smartphone. È la cosiddetta quarta rivoluzione industriale. Ma l’Italia, rispetto a un grande competitor come la Germania, è rimasta indietro.

 
Catena di montaggio, addio
Con lo sbarco dell’Internet delle cose in fabbrica, saluteremo le mansioni ripetitive affidate alle tute blu. La vecchia catena di montaggio sarà destinata solo ai robot, mentre gli operai saranno sempre più specializzati nel settaggio delle macchine, nel problem solving e nell’analisi dei dati che i chip invieranno.
Anche la produzione non sarà sempre uguale a se stessa, in quanto i prodotti dell’industria 4.0 sono sempre più personalizzati sulla base delle richieste del consumatore. Sarà l’operaio specializzato, di volta in volta, a impostare il ciclo produttivo rispondente a quanto richiesto dal cliente.
 
4.0: la produttività aumenta
Se quindi la quarta rivoluzione industriale molto probabilmente non porterà a un aumento dei posti di lavoro, a crescere sarà invece la produttività. Con un sistema produttivo basato su robot in grado di “autogestirsi”, si possono ridurre i tempi delle azioni umane.
Secondo Pwc, produttività ed efficienza in cinque anni potrebbero aumentare del 18%, con una riduzione dei costi del 2,6%. In parallelo, la previsione è che la spesa in robotica salirà da 11 a 24 miliardi nei prossimi dieci anni.
 
L’Europa 4.0
In Italia, al momento, solo qualche piccola impresa sta sperimentando un modello di produzione così automatizzato. Piccoli esempi, rispetto ai grandi colossi tedeschi come Siemens e Bosch che stanno già utilizzando a pieno l’Internet delle cose in fabbrica. In Germania, già da qualche anno, sia le imprese sia il governo stanno investendo sull’industria 4.0 per rilanciare la manifattura e stimolare le aziende che hanno delocalizzato a tornare.
 
Secondo un sondaggio di Pwc, le aziende europee pronte a investire nell’industria 4.0 sono il 19%. Entro il 2020, investiranno ogni anno 140 miliardi di euro in Internet application. In base a un recente studio di Roland Berger presentato ai governi di Berlino, Parigi e Roma, se l’Europa intende tornare al 20% di valore aggiunto manifatturiero rispetto al 15% attuale, dovrà investire 1.300 miliardi in tecnologie 4.0 nei prossimi 15 anni.  Per oliare gli ingranaggi, la quarta rivoluzione industriale ha bisogno di investimenti.