La più grande operazione dell’anno a Piazza Affari si è chiusa venerdì 23 ottobre, valutando Poste Italiane 8,8 miliardi di euro. Il governo italiano incassa così circa 3,4 miliardi di euro e può diffondere dati incoraggianti: la domanda ha superato di 3,35 volte l’offerta. Gli investitori istituzionali hanno raccolto il 70% delle azioni, per il valore di 6,75 euro l’una, mentre i piccoli risparmiatori e i dipendenti di Poste Italiane hanno acquistato il rimanente 30%. Dall’estero si sono fatti avanti il fondo sovrano del Kuwait, la Kia, che ha messo le mani su più del 2% dei titoli, i fondi di investimento americani Fidelity, Blackrock, Oaktree, il fondo pensione norvegese Norges Bank e anche il miliardario George Soros. Tra gli italiani, si sono mossi con decisione Intesa Sanpaolo, Generali, Pioneer e Kairos.

 
I motivi del successo
C’è fiducia sulla crescita dell’Italia e questo ne è un esempio. La prima di una serie di privatizzazioni annunciate dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che vedrà protagoniste nei prossimi mesi Ferrovie dello Stato ed Enav, ha portato sul mercato una società sana e robusta.
Gli analisti si attendono un buon rapporto tra dividendi e prezzo dell’investimento, anche perché l’Amministratore Delegato del Gruppo, Francesco Caio, ha promesso ai soci che nei prossimi due anni l’80% degli utili verrà ridistribuito in dividendi.

Inoltre per convincere anche i più scettici sulla bontà dell’acquisto e sulla sua appetibilità sul lungo periodo, è stato lanciato un premio fedeltà: tra un anno a tutti gli azionisti verrà data un’azione gratis ogni venti di quelle detenute.
Non da ultimo va tenuto conto anche dell’attuale contesto di mercato, che ha di certo inciso nelle decisioni degli investitori. In un momento come questo l’azionario è più appetibile dell’obbligazionario, che offre rendimenti vicini allo zero sui titoli affidabili. E un’azione di una società solida che promette buone prospettive di profitto non è cosa da lasciarsi sfuggire.
 
Che tipo di società è Poste Italiane
Il nome del Gruppo è fuorviante, perché il settore postale non è più il core business. Lo si può capire dal comunicato stampa relativo ai risultati del 2014 pubblicato sul sito ufficiale, dove si legge che “nel complesso, l’andamento dell’esercizio evidenzia una buona performance dei comparti assicurativo e finanziario a cui si contrappone la prevista flessione dei servizi postali tradizionali, originata dalla minore domanda di comunicazione “tradizionale” per la sempre più marcata tendenza dei clienti a operare la c.d. “e-substitution”, ovvero la sostituzione della posta cartacea con quella elettronica”.
A questo punto, è meglio vedere Poste Italiane come un gruppo finanziario e assicurativo che è stato ripensato per affrontare le sfide attuali. Sistemi di pagamento, risparmio gestito, transazioni, mobile. La galassia Poste Italiane è ampia ed eterogenea e ha la propria punta di diamante in Poste Vita, leader in Italia nel settore assicurativo grazie alla capillare presenza sul territorio. E da martedì 27 ottobre iniziano le contrattazioni sul mercato, giudice inflessibile.