È “modesta” la crescita mondiale che dobbiamo attenderci per la fine di quest’anno e per il 2016. Parola del Fondo Monetario Internazionale, che lo ha riportato nel World Economic Outlook. La crescita globale è prevista al 3,1% nel 2015 e al 3,6% nel prossimo anno, in calo dello 0,2% rispetto alle precedenti stime. Non siamo davanti a una recessione o a una crisi, anche se pesa soprattutto il rallentamento dei Paesi emergenti, che non è stato ancora compensato da una robusta ripresa delle economie avanzate. Per questo motivo è possibile notare differenti trend a seconda dell’area geografica e dello sviluppo del sistema economico.
 
Cina e Paesi emergenti
Sono molte le differenze all’interno di questo gruppo di Paesi, ma qualche tratto in comune c’è. Il calo del prezzo delle materie prime e del petrolio è stato un brutto colpo, perché in quasi tutti i casi si tratta di economie fortemente legate all’export di materiali grezzi. L’instabilità dei mercati finanziari e la volatilità diffusa non hanno certo aiutato piazze così influenzabili. La riduzione del credito e anche le incertezze politiche di alcuni di essi completano il quadro. Detto questo, le previsioni del Fmi parlano di una crescita del 4% nel 2015 e del 4,5% del 2016.
Un discorso a parte merita la Cina, che ha un ruolo cruciale in questo rallentamento diffuso. Si tratta della seconda economia del mondo (se non calcoliamo l’Europa come un blocco unico) e ciò che è successo ad agosto e settembre ne ha evidenziato le contraddizioni. Il riposizionamento del colosso asiatico avrà bisogno di tempo e, si sa, i mercati difficilmente lo concedono. Eppure, a differenza di Brasile e Russia, entrati ufficialmente in recessione, Pechino registrerà una crescita del 6%, nonostante questo dato sia stato ritoccato al ribasso.
 
Europa
Anche il Vecchio Continente presenta una situazione piuttosto sfaccettata. Dopo essere stata considerata il grande malato, l’Europa ora pare essersi rialzata. Le incertezze legate alla Grecia rimangono, anche se non se ne parla più come qualche mese fa, e la Germania ha da poco abbassato all’1,7% le stime sulla crescita del proprio Pil nel 2015. Un dato comunque buono, sostenuto dall’export, e superiore alla media dell’Eurozona che, secondo il Fmi, crescerà dell’1,5% quest’anno e dell’1,6% il prossimo. In controtendenza troviamo l’Italia, per la quale sono state alzate le stime: il Pil aumenterà dello 0,8% nel 2015 e il progresso sarà dell’1,3% nel 2016. Gli osservatori apprezzano anche la situazione della Spagna, tanto che Standard & Poor’s ha alzato il rating del Paese da BBB a BBB+ con outlook stabile. Le riforme sembrano funzionare e le prospettive del rapporto Deficit/Pil e del mercato occupazionale sono positive secondo l’agenzia di  rating. È stagnazione invece in Francia, che nel secondo trimestre ha sofferto la mancanza di consumi e investimenti.
 
Stati Uniti
L’economia Usa ha battuto le attese degli analisti nel secondo trimestre: 3,9% riscontrato, contro il 3,7% pronosticato. La crisi dei mutui subprime e le sue conseguenze sono ormai alle spalle, la ripresa è solida e  si rafforza il mercato del lavoro. Lo riporta la Federal Reserve nell’ultimo “Beige Book”, il rapporto che fotografa l’andamento dell’economia americana. Ma la vera domanda che tutti si pongono e che interessa la Banca Centrale guidata da Janet Yellen riguarda i tassi di interesse: quando verranno rialzati? Questa sarà la decisione che avrà importanti ripercussioni sull’andamento dell’economia mondiale, al netto delle mosse della Bce e della Banca Centrale cinese.