Dagli scaffali delle farmacie sono arrivati anche su quelli dei supermercati. Il mercato degli integratori alimentari, anche detto VMS (Vitamins, Minerals, Supplements), è in forte espansione. Tra il 2009 e il 2014, il settore ha raddoppiato il suo volume d’affari in tutto il mondo, raggiungendo – secondo Euromonitor – la soglia degli 88 miliardi di dollari. Solo negli Stati Uniti, primo mercato di riferimento del settore, si contano 85mila diverse tipologie di integratori tra pillole, polveri ed elisir di buona salute.
 
Un mercato di grandi
La torta è divisa tra tante piccole imprese e poche grandi multinazionali. Giganti della farmaceutica come Pfizer e Bayer si sono concentrate sulla vendita dei multivitaminici che nel periodo estivo affollano gli spazi pubblicitari televisivi. Nel Pantheon del VMS ci sono anche la giapponese Pharmavite, che sforna 15 milioni di pillole al giorno, e Perrigo, specializzata in vitamine e probiotici. Senza dimenticare gli specializzati della vendita porta e porta come Amway ed Herbalife.
 
Acquisizioni milionarie
Gli investitori, ovviamente, hanno messo gli occhi sul settore da tempo. Nel 2010 il gruppo Carlyle, società di private equity, ha pagato 4 miliardi di dollari per comprare NBTY, che controlla un grande marchio come Solgar. E proprio a settembre 2015 Biostime International, noto produttore cinese di latte artificiale, ha acquistato la Swiss Wellness Group per 934 milioni di dollari. Una mossa che non sembra azzardata, visto che in Cina la preoccupazione per la sicurezza alimentare cresce, e l’effetto è che negli ultimi cinque anni le vendite di vitamine e integratori sono raddoppiate. 
 
La geografia del mercato
Il mercato può contare su milioni di consumatori in tutto il mondo, che non cedono di fronte ai dubbi sollevati su alcuni prodotti da medici e scienziati di ogni tipo, e negli Stati Uniti anche dalla stessa Food and Drug Administration (FDA). Tanto che solo negli Usa lo scorso anno le vendite hanno raggiunto i 25 miliardi di dollari, dicono i dati di Euromonitor.
 
A occupare quasi il 70% del mercato globale degli integratori alimentari sono i mercati americano, cinese, giapponese, coreano e italiano. Tutti destinati a crescere nei prossimi anni. In particolare, secondo Euromonitor si prevede una crescita annuale media tra lo 0,8% e lo 0,9% per Corea del Sud e Giappone, del 2,9% per gli Stati Uniti e del 4,2% per l’Italia. La Cina, dicono, è destinata a crescere più di tutti con un tasso annuo medio di quasi il 5 per cento.
 
Se si considera l’Europa nel suo complesso, la previsione di Euromonitor è che il mercato cresca intorno al 9% nei prossimi anni, raggiungendo il valore di circa 8 miliardi di dollari entro il 2020. Sul podio delle popolazioni amanti degli integratori alimentari ci sono Italia, Russia e Germania, ma anche nell’Est Europa il comparto è cresciuto del 15% negli ultimi anni.
  
Italiani attenti a integrare
Il mercato italiano è al primo posto in Europa, e anche uno dei più maturi e interessanti per chi voglia investire nel comparto, con un fatturato che supera i 2 miliardi di euro. Secondo Federfarma, nel 2014 in Italia sono state vendute circa 147 milioni di confezioni di integratori, con una crescita del 7% rispetto al 2010. Ma se negli Stati Uniti, patria delle pillole della salute, crescono canali di vendita alternativi come le piattaforme web e i marchi di private label, da noi l’80% dei consumatori si fida ancora dei camici bianchi delle farmacie.