Tassi invariati. È stata questa la decisione della Banca centrale americana (Fed), che così rinuncia al primo rialzo da 9 anni a questa parte. Gli analisti si erano divisi tra due opzioni: la prima prevedeva un rialzo dei tassi, accompagnato da dichiarazioni morbide sulle prossime mosse della Federal Reserve; la seconda, invece, puntava su tassi stabili, bilanciati però da parole che avrebbero fatto intuire una politica futura più restrittiva.
Invece Janet Yellen, presidente della Banca centrale USA, ha optato per una terza strada: né rialzo dei tassi né parole di forte indirizzo per i prossimi 3 mesi.

Gli effetti sulla politica monetaria
L'atteggiamento blando della Yellen ha, innanzitutto, prodotto un rally dei bond americani a breve termine, con un aumento dei rendimenti paragonabile a quello registrato nel settembre 2013, quando la Fed decise (inaspettatamente) di proseguire il massiccio piano di riacquisto di titoli.      
Anche se non è del tutto da escludere un rialzo dei tassi a dicembre, il mercato si aspetta che il ritocco arrivi nel primo trimestre 2016. 
 
Un messaggio che genera incertezza
Al di là degli effetti sui bond, le parole di Janet Yellen hanno dato ai mercati un messaggio ambivalente. La Fed non ha ritoccato le previsioni su economia e inflazione americane (in rialzo del 2%). Ma ha anche affermato che le decisioni monetarie saranno prese alla luce degli “sviluppi internazionali”.
In altre parole: l'istituto di Washington va avanti con i piedi di piombo perché non esclude l'ipotesi che il rallentamento globale possa incidere sui dati Usa. Tanto da ritoccare al ribasso (2,3%) la crescita nel 2016 e le attese del tasso di disoccupazione di lungo periodo (4,9%).
 
La Fed, quindi, ha fatto intendere che le condizioni per un rialzo dei tassi (economia con una crescita solida, inflazione in rialzo controllato e mercato del lavoro in corsa) non sono ancora pienamente compiute. Un messaggio che potrebbe essere recepito dai mercato come un segnale di incertezza. Proprio per questo motivo, la Fed è stata accusata di eccessiva prudenzaStanley Fischer, membro del Fomc, ha affermato che, aspettando per le condizioni perfette per un rialzo dei tassi, si corre il rischio di arrivare in ritardo e minare la credibilità delle istituzioni.
 
Pesi e contrappesi
La Fed però può contare su una serie di fattori che tendono a riequilibrare la propria decisione. Se da un lato la cautela aumenta l'incertezza, dall'altro conferma una linea accomodante gradita ai mercati.
La posizione più congrua sul mercato azionario pare quindi essere la neutralità. La politica di Janet Yellen dovrebbe continuare a sostenere i titoli high yield e quelli governativi nel breve periodo.
L'effetto Fed spinge il dollaro a deprezzarsi. Direzione che però dovrebbe essere bilanciata dai quantitative easing di Bce e BoJ.  

Le valute dei mercati emergenti potrebbero tornare ad apprezzarsi. Ma, vista la fiacchezza economica, solo nel breve periodo. Mentre potrebbero trarre vantaggio i beni reali come l’oro e il mercato immobiliare.