È un periodo complicato per le economie emergenti e il Brasile non fa eccezione. Il calo del prezzo del petrolio e delle materie prime continua a incidere in negativo sullo stato di salute del gigante sudamericano. Ma non si tratta solo di questo. Il Paese è colpito di continuo da scandali politici e corruzione, il che non entusiasma certo possibili investitori. E da giugno è ufficialmente in recessione: nei primi tre mesi dell’anno il PIL ha segnato -0,7% e nel secondo trimestre la contrazione è arrivata fino all’1,9% secondo l’istituto di statistica Ibge.

 
I problemi del Brasile
Il rallentamento della nazione carioca è dovuto a diversi fattori, economici e non. Dando uno sguardo alle condizioni interne, si nota un preoccupante incremento dell’inflazione, arrivata al 9,6% nonostante le autorità si fossero poste come limite il 6,5%. L’intervento per frenare la preoccupante impennata dei prezzi (è il dato più alto degli ultimi 10 anni) è stato il rialzo del tasso monetario, passato dal 10% al 14,25%.
L’export, dopo il boom di quattro anni fa, ha iniziato a perdere colpi. In questo caso ha svolto un ruolo centrale la turbolenza in Cina, che rimane il principale mercato per le materie prime brasiliane. Se la Cina si prende un raffreddore, al Brasile viene una polmonite. Difatti, il deficit sulla bilancia corrente è del 4,3%.

Infine, gli scandali e la corruzione di un gigante come Petrobras hanno aumentato le tensioni politiche interne. Si parla di impeachment per la presidente Dilma Rousseff. Come se non bastasse, la disoccupazione è aumentata e il governo non è riuscito a tagliare le spese e al contempo aumentare le tasse: il risultato, come è ovvio che sia, è un deficit primario fiscale per il 2015, quando invece le stime si aspettavano un surplus del 2%. Male anche il real, che si sta indebolendo e potrebbe continuare a farlo nei prossimi mesi soprattutto contro il dollaro, quando la Federal Reserve deciderà di alzare i tassi.
 
L’ondata di downgrade
Molti analisti si attendono una contrazione della crescita del 3% e il rating assegnato dalle varie agenzie rispecchia queste previsioni: Moody’s ha abbassato ad agosto il rating del Brasile, portandolo a Baa3. Si tratta dell’ultimo gradino prima di passare a livello speculativo o non investment grade. Standard & Poor’s ha ritoccato verso il basso il rating sul debito in valuta estera a BB- e ha assegnato un outlook negativo. Fitch non si è ancora mossa, ma è possibile che abbassi le proprie valutazioni a breve. Per tornare a convincere gli investitori servono interventi seri e decisi a livello di politica economica e corruzione interna, mentre per la congiuntura esterna il Brasile deve sperare che la Cina risolva i problemi e che torni la fiducia sugli emergenti.