Tutto ruota intorno alle decisioni della Federal Reserve e a quando alzerà i tassi. Per settembre Janet Yellen ha deciso di tenerli invariati, consapevole del fatto che può sempre ritoccarli verso l’alto entro fine anno e che i mercati stanno già iniziando ad anticipare questa mossa. Mentre forzare alzandoli subito ed eventualmente fare marcia indietro tra qualche mese sarebbe stato più rischioso per la ripresa dell’economia USA. Di conseguenza, anche per quella mondiale. Ma presto o tardi i tassi americani si schioderanno dallo 0-0,25% al quale sono fermi dal 2008, con tutte le conseguenze che si porteranno dietro. Inclusa la possibile variazione del valore del dollaro.

Vedremo un dollaro forte? 
 
La risposta degli esperti è: probabilmente sì. È vero che i salari americani non sono cresciuti e l’inflazione è ancora al di sotto del target del 2% della Fed, ma è altrettanto vero che il tasso di disoccupazione è al minimo da sette anni (5,1% nel secondo trimestre), mentre è in miglioramento il tasso di risparmio delle famiglie. Inoltre, sempre tra aprile e giugno, il PIL è cresciuto del 3,7%, un buon dato che conferma la ripresa, soprattutto se teniamo conto del calo dei costi energetici per famiglie e imprese. Ora, tutto sta in che modo si vogliono leggere i dati, ma sembra fuori discussione che i tassi saliranno entro la fine dell’anno, Cina permettendo. Ciò significa che gli investitori potrebbero spostare parte delle proprie fiches dalle materie prime e dalle valute emergenti, sempre più volatili e insicure, al biglietto verde. Che in questo caso aumenterebbe di valore.
 
Bloomberg: parità tra euro e dollaro entro un anno
Il Quantitative Easing della BCE e della Bank of Japan, uniti al rialzo dei tassi americani dei prossimi mesi, porteranno euro e dollaro alla parità entro un anno. Questa è la previsione di Bloomberg, che presume l’intensificarsi del programma di acquisto da parte di Mario Draghi: infatti con l’attuale congiuntura economica è possibile che la BCE vada oltre la scadenza del settembre 2016 nel suo programma di stimoli per evitare che l’euro si apprezzi troppo e renda più difficile la ripresa europea.
Come si può vedere, a ogni azione corrisponde una reazione da parte dei diversi attori presenti sulla scena. Ora contano i dettagli, le scelte di tempo. Saranno queste mosse a determinare se si andrà in una direzione o nell’altra. Ma ricordiamo sempre che il contesto economico può cambiare rapidamente e a quel punto le previsioni di una settimana prima possono diventare difficili da confermare: lo si è visto con l’inaspettato crollo della borsa di Shanghai e il successivo intervento del governo cinese che ha scombinato le carte a luglio.