I dati fanno riferimento al periodo nel quale non era ancora arrivata la turbolenza finanziaria dalla Cina, è vero. Ma il difficile contesto internazionale e l’incognita greca pesavano sul futuro economico della Germania. Eppure, il secondo trimestre di quest’anno ha portato piacevoli sorprese ai tedeschi. Lo dicono gli indicatori di Berlino, su tutti il PMI Composito della produzione, un indice che segnala lo stato di salute del settore manifatturiero di un Paese a partire da cinque aspetti: nuovi ordini, scorte di magazzino, produzione, stato dell’occupazione e consegne dei fornitori. Ad agosto l’attività manifatturiera tedesca ha superato le aspettative e si è portata a quota 53,3 dai 53,2 luglio. Un piccolo ma importante passo in avanti.
                                  
La spinta dell’export
Il Pil tedesco tra aprile e giugno è cresciuto dello 0,4% rispetto a quello precedente, portando così la stima a un +1,8% nel calcolo annualizzato. Significherebbe più del doppio della crescita italiana, per la quale nel 2015 è previsto un +0,7%. A trainare l’economia di Berlino sono le esportazioni, storico punto di forza. Era dal secondo trimestre del 2010 che l'export tedesco non raggiungeva una tale dimensione sul totale del Pil: il dato annualizzato parla di un’incidenza del 4,4% sulla crescita generale.
Se guardiamo ai dati pubblicati dalla Destatis (l’equivalente tedesco della nostra Istat) il saldo commerciale dei primi sette mesi del 2015 è in miglioramento del 21% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Salgono i livelli sia di import (553 miliardi contro i 535 del 2014) che di export (da 657 a 702 miliardi): l’attivo passa così da 122 miliardi di euro a quasi 149. Ciò significa che le migliori performance non sono state raggiunte ridimensionando le importazioni, ma pigiando sull’acceleratore delle esportazioni. Un risultato raggiunto anche grazie all’indebolimento dell’euro, va detto.
 
Segnali contrastanti dalla domanda interna
La spesa delle famiglie e del settore pubblico è registrata in leggero miglioramento, mentre gli investimenti sono in fase calante soprattutto a causa del crollo nel settore delle costruzioni. Sommando questi segnali al dato sui salari, la situazione sembra in lenta ma costante ripresa: nei primi tre mesi l’indice sui salari lordi è cresciuto del 2,5%, sopra al 2,4% della media europea e al 2,2% dell’Eurozona.
 
La Cina condizionerà l’economia tedesca
Tutti i dati fin qui esibiti si riferivano al periodo precedente al rallentamento cinese e la Borsa di Francoforte ha subito reagito con ribassi consistenti (tra luglio e agosto ha perso oltre il 10%). Questo perché la Cina è il terzo partner commerciale della Germania e una crescita inferiore alle aspettative del colosso asiatico si traduce in un maggiori difficoltà per gli esportatori tedeschi. Eppure, nonostante questo colpo, i fondamentali di Berlino dicono che la locomotiva potrebbe rallentare, ma non si fermerà.