L’estate 2015 sarà ricordata per i tonfi della borsa cinese: -14% a luglio (era dal 1966 che non si registravano così tante vendite) e -12% ad agosto. Per giornali e tv è più facile fare titoli se i numeri dello Shanghai Composite sono colorati di rosso. Ma la questione più seria riguarda l’economia cinese, non il suo mercato azionario. 
Dopo tutti i report di analisti ed economisti, è arrivato anche quello del Fondo Monetario Internazionale: la priorità della Cina è “una transizione dolce verso una crescita più sostenibile, contenendo le vulnerabilità. La recente correzione del mercato non dovrebbe scoraggiare le autorità a portare avanti riforme per dare ai meccanismi di mercato un ruolo decisivo nell'economia''.

Cambio di paradigma
Il trend a lungo termine dell’economia cinese è quello che preoccupa di più: negli ultimi 20 anni Pechino ha visto crescere il proprio Pil del 12% all’anno, ma nei prossimi cinque anni le stime parlano di un +5% annuo se le cose restassero come sono. Proprio qui sta il nodo: questo è un momento delicato, nel quale il governo cinese deve saper gestire questa transizione e avviare il necessario cambio di paradigma.
La recente svalutazione del Renminbi è il segnale di come le autorità finanziarie cinesi vogliono mantenere una crescita di almeno il 7% del Pil per questo e il prossimo anno, perché sanno che senza il loro intervento l’economia migliorerà del 5%. Troppo poco.
 
Le prossime sfide
I governanti della Repubblica Popolare devono trovare il  modo di accendere la scintilla che farà ripartire l’economia di questo gigante assonnato. Possibilmente senza creare uno shock troppo grande, che avrebbe ripercussioni a livello mondiale visto che stiamo parlando del secondo Paese per Pil nominale al mondo. A Pechino sanno bene che serve favorire una crescita dei consumi interni. Infatti negli ultimi anni hanno lanciato pesanti investimenti in costruzioni, infrastrutture, fabbriche per guidare la nazione verso il futuro e aumentare i salari. Tentativi che finora non hanno raggiunto l’effetto sperato, Ma che devono continuare, perché al momento pare l’unico modo che la Cina ha per uscire dalla palude.