Se pane, pasta e biscotti senza glutine nel 2015 sono entrati anche nel paniere Istat, vuol dire che il mercato gluten free ormai non interessa più solo una nicchia di consumatori. Secondo l’ultimo rapporto Coop, nel 2014 le vendite sono aumentate del 32% e il settore ha raggiunto un volume d’affari che in Italia supera i 250 milioni di euro, crescendo – secondo un’analisi di Nielsen - di quasi il 57% solo tra il 2007 e il 2011. Tanto che i principali marchi alimentari hanno già deciso di fare capolino nel mercato.

Crescono i prodotti nella grande distribuzione 

Fino a qualche anno fa, i prodotti senza glutine si trovavano solo nelle farmacie. Era un mercato “medico”, destinato a celiaci e intolleranti al glutine. Oggi la farmacia resta ancora il primo canale di vendita (70%), anche perché è qui che i celiaci possono spendere il buono spesa offerto dal Sistema Sanitario Nazionale. Ma il comparto cresce (e non poco) soprattutto nei supermercati: solo nel 2013 i prodotti senza glutine nella grande distribuzione sono aumentati del 18%.
 
La crescita a due cifre è dovuta sia all’aumento delle diagnosi di celiachia (in Italia i celiaci sono oltre 164mila, con 10mila nuovi casi all’anno in media), ipersensibilità e intolleranza al glutine, sia alla diffusione delle diete dimagranti gluten free. Dalle farmacie, i cibi con la spiga sbarrata, simbolo dell’assenza di glutine, hanno popolato così gli scaffali della grande distribuzione.
 
Prezzi alti
E il mercato cresce di anno in anno. Anche perché i prodotti senza glutine in media costano cinque volte più di quelli normali. Ma rispetto alle farmacie, al supermercato il costo si abbassa del 40%.
 
Il “menù” dei marchi gluten free
Nel mondo le aziende che producono pane, pasta, merendine e biscotti gluen free sono circa 600, e molte lo fanno per la GDO. Tutti i principali marchi di farinacei ormai hanno la propria linea “no glu”. E anche la grande distribuzione ha inserito le linee senza glutine tra i prodotti a marchio commerciale. Crescono del 10% ogni anno anche i negozi che offrono solo prodotti per celiaci, e quasi tutti i ristoranti, come diverse compagnie aeree, ormai offrono nel menù un’alternativa no glu.
 
Le aziende italiane
All’ultimo Gluten Free Expo di Rimini, uno degli appuntamenti principali del comparto in Italia, gli espositori sono cresciuti del 52%. Secondo un elenco del Ministero della Salute, nel nostro Paese, tra case farmaceutiche, aziende e piccoli panifici artigianali, le imprese che producono cibi senza glutine sono più di 300. L’AIC (Associazione Italiana Celiachia) fornisce un elenco di locali certificati in cui mangiare fuori casa senza glutine: nella lista si trovano anche parchi divertimento e navi da crociera. E il mercato è una torta che continuerà a lievitare, se è vero che entro il 2050 l’1% della popolazione mondiale dovrà nutrirsi senza glutine. Senza contare coloro che, al di là delle diagnosi, scelgono di eliminare il glutine dalla dieta alimentare.