Per evitare di fare confusione, è bene distinguere il piano politico da quello economico-finanziario. Il no del popolo greco è saldo e sicuro, non ci sono dubbi. Ora il premier Alexis Tripras può negoziare con i creditori internazionali a partire da un mandato interno più forte. I dubbi emergono però sulla sostenibilità economica della Grecia, perché senza nuovi prestiti il default sarà inevitabile. Le trattative proseguono serrate in questi giorni e al momento nessun può dire come finirà. Si possono però provare a ipotizzare i due potenziali scenari.

La scadenza del 20 luglio
La Grecia il 30 giugno non ha restituito al Fondo Monetario Internazionale 1,6 miliardi di euro. Però ha chiesto di rinviare il pagamento del prestito e quindi ha ancora qualche settimana di tempo per evitare il default. Ma quello non è l’unico atto di insolvenza di Atene: l’appuntamento più importante è per lunedì 20 luglio, quando scadrà il prestito della Bce per i titoli di stato che detiene per un valore complessivo di 3,49 miliardi di euro. Inoltre, da qui a fine luglio ci sono altre scadenze, dai T-bill (Treasury bill, titoli a breve termine) al prestito concesso dalla Banca Europea degli Investimenti. Insomma, il default non è ancora arrivato ma è dietro l’angolo se non si trova in fretta una soluzione.

Primo scenario: l’Europa concede altri aiuti ad Atene
È ciò che si augurano tutti i greci (e anche i mercati). La proposta di Tsipras ai creditori è di allungare le scadenze e tagliare il debito, di ammorbidire le richieste di taglio alla spesa pubblica e pensionistica, di evitare di costringerlo ad aumentare ancora le tasse. In una parola: meno austerità. In questo caso la Grecia avrebbe più tempo per sistemare i conti pubblici, senza dover intraprendere quelle severe politiche che hanno portato il PIL ellenico a franare del 25% in cinque anni. Il problema è che i governi europei devono avere l’approvazione dei rispettivi parlamenti per firmare questi compromessi con Atene, una circostanza che non sembra alla portata di tutti. Merkel in primis.
 
Secondo scenario: default e uscita (forse temporanea) dall’euro
Se Tsipras non troverà l’accordo con i governi europei si entra nella terra di nessuno. Senza ulteriori prestiti internazionali, le banche greche non avranno più soldi da dare ai cittadini, nemmeno i 60 euro finora garantiti, e si scatenerebbe il panico. Il sistema collasserebbe, il governo non potrebbe più pagare gli stipendi, le pensioni e i fornitori.

A questo punto non ci sono vie d’uscita semplici: la Grecia dovrebbe stampare la sua moneta per dare nuovo impulso al turismo e alle esportazioni. Potrebbe decidere di uscire momentaneamente dall’euro e poi tornarci dopo qualche anno, quando l’economia sarà in condizioni migliori. Oppure potrebbe avere una nuova moneta senza uscire dall’euro e dall’Europa. Alcuni analisti ipotizzano una moneta parallela (il ritorno alla dracma) oppure i cosiddetti “pagherò” (IOU, “I owe you” in inglese), debiti senza una data specifica di restituzione dei soldi.
D’altro canto con una disoccupazione altissima, l’economia in grande difficoltà con basse prospettive di crescita e una forte dipendenza dalle importazioni, questa mossa non garantirebbe per forza un miglioramento dell’attuale situazione. Potrebbe anche essere il caso di chiedere ulteriori prestiti internazionali e tornare daccapo. E non dimentichiamo un piccolo particolare che aggrava ulteriormente le cose: non esiste un chiaro meccanismo per fare uscire un Paese dall’euro. Come si può vedere, i se e i ma sono ancora troppi per poter vedere la luce in fondo al tunnel.