Il sentimento di cittadini e imprese è positivo e le attese fanno ben sperare. La BCE prevede per l’Eurozona un Pil in aumento dell’1,5% per il 2015, che dovrebbe diventare dell’1,9% il prossimo anno e arrivare al 2% nel 2017. Certo, non è un tasso di crescita ai livelli di Cina o India, per le quali si parla di un Pil oltre il 7%, ma l’importante è che la ripresa ci sia. Rimane da risolvere la questione greca, per la quale si discuterà ancora a lungo. Intanto i mercati tirano un sospiro di sollievo nel sapere che il blocco della Zona Euro ha trovato la sua velocità di crociera. Una buona notizia, dopo i molti mesi di incertezza.


 
L’indice manifatturiero della zona euro
Un chiaro rilevatore della salute economica di un Paese (o di un insieme di Paesi, in questo caso) è il PMI Composito della Produzione: un indice che illustra l’andamento medio della produzione manifatturiera e delle attività del terziario. Ebbene, a giugno si è portato a 54,1 punti dai 53,6 di maggio. La nota più importante sta nel fatto che si tratta del dato più alto degli ultimi 49 mesi. Nel leggere i numeri bisogna tenere conto di cosa significhi questo indice: se siamo in un momento espansivo, è sopra i 50 punti, mentre se si ravvisa una contrazione il livello scende sotto 50.
 
Una crescita sostenuta e diffusa
La notizia migliore che si può leggere tra le righe degli ultimi dati congiunturali non è tanto aver messo nel mirino il 2% di crescita da qui a due anni. La vera nota lieta è la crescita diffusa in tutta la regione che non accenna a fermarsi. La Germania vede incrementare il Pil sulla spinta del PMI e la Francia ha appena vissuto il suo migliore trimestre negli ultimi quattro anni. Finalmente gli ordini dell’export hanno superato la soglia psicologica di 50, prima volta dal maggio del 2014. Anche l’Italia e la Spagna hanno dato qualche segnale di miglioramento della domanda interna e del clima di fiducia generale. Questi risvolti positivi si possono leggere come un primo effetto del QE della BCE, che ha permesso di svalutare l’euro, aiutando economie come quella francese e quella italiana
 
L’andamento dell’economia resiste all’incognita greca
I negoziati tra Atene e le istituzioni europee non si fermano, ogni settimana si arricchiscono di nuovi capitoli e nuovi retroscena. Nel secondo semestre dell’anno le scelte fatte sul debito greco impatteranno non poco. Tuttavia, negli scorsi mesi (per non dire anni) la situazione della Grecia è stata complicata, eppure l’occupazione e la produzione del secondo trimestre del 2015 hanno battuto il record degli ultimi quattro anni. Qualcosa vorrà pur dire.