Il problema principale da risolvere per l’economia reale è il credit crunch: le banche elargiscono poco credito, quindi le imprese non possono rilanciarsi, non possono investire e non riescono a uscire da un periodo difficile che ormai dura da anni. Ecco perché la Banca d’Italia ha lanciato l’idea di una bad bank, una società veicolo creata appositamente per acquistare le sofferenze dalle banche e liberarle così dal peso dei crediti a rischio, incentivandole a tornare a prestare denaro. Questo aiuto vale soprattutto per gli istituti più piccoli, perché le grandi banche hanno già provveduto per vie interne.

Il problema del finanziamento per le imprese

Il legame tra sistema bancario e imprese è molto stretto nel nostro Paese: il 70% delle erogazioni di credito alle aziende proviene dalle banche. Non siamo gli Stati Uniti, dove questa fetta è del 30% e le società preferiscono emettere corporate bond per autofinanziarsi sul mercato. Uno dei motivi per i quali non succede è anche la mancanza di un “ambiente finanziario” adatto: in genere sono gli investitori istituzionali che acquistano questi titoli, come i fondi pensione, che hanno una visione di lungo termine. Ma al momento questo tipo di fondo non è ancora sviluppato in Italia come lo è negli USA.
 
I nodi da sciogliere
Innanzitutto bisogna capire chi dovrà sostenere la spesa per creare questo veicolo che, appena sarà messo in piedi, inizierà a segnare perdite a bilancio. Secondo la logica, a quel punto servirebbe un intervento dello Stato e quindi le risorse verrebbero attinte dalle casse pubbliche. Una soluzione che si tenterà di evitare in tutti i modi. Inoltre, al contrario da quanto fatto in altri Paesi, la bad bank dovrà prendersi carico soltanto delle sofferenze relative alle imprese.
 

Aiutare le banche per rilanciare il Paese

Il dato più importante riguarda proprio la percentuale dei crediti in sofferenza sul totale: secondo Bankitalia siamo arrivati quasi a 200 miliardi di euro alla fine del 2014, il 10% del totale. Se a questi aggiungiamo gli altri 150 miliardi di prestiti deteriorati (il 7,7% del totale), arriviamo quasi al 18% del credito concesso dagli istituti. Il triplo di quanti erano nel 2008. Senza questa zavorra sarebbe più semplice supportare le aziende italiane e ridare slancio all’economia: per questo l’idea della bad bank sta trovando riscontri positivi, a partire dall’OCSE (l’Osservatorio per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Maggiore liquidità in circolazione porta a maggiori investimenti, che a loro volta possono far ripartire il mercato del lavoro e quindi i consumi. Tutto il sistema ne può trarre giovamento, a partire dai titoli delle banche in questione. Un’interessante opzione in più per gli investitori.