La recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha bocciato il blocco dell'adeguamento delle pensioni, ha avuto due effetti: da una parte ha aperto nelle casse dello Stato un buco potenziale da 9 miliardi. Dall'altro ha riportato il tema delle pensioni al centro del dibattito, toccando ancora una volta un nervo scoperto: l'instabilità normativa e la conseguente necessità di guardare oltre la pensione di Stato per rivolgere l'attenzione verso quella integrativa.

Tutti gli attori in campo, dai gestori ai sindacati, concordano nell'affermare che le norme attuali non consentano di guardare con troppo ottimismo al futuro. Meglio allora muoversi per tempo, mettendo da parte risorse attraverso i fondi pensione.
 
Aliquote e sconti fiscali
Nell'ultima legge di Stabilità, il governo ha aumentato la tassazione sui fondi pensione dall'11,5 al 20%. Adesso però l'esecutivo ha corretto il tiro, firmando un decreto che prevede un credito d'imposta. Il provvedimento stanzia 80 milioni di euro all'anno e finanzia uno sconto fiscale riservato ai fondi che investono nell'economia reale. Secondo il governo, il beneficio dovrebbe corrispondere a un calo dell'aliquota di 8,5 punti percentuali, riportando la tassazione ai livelli precedenti alla legge di Stabilità.
 
I fondi pensioni battono il Tfr
Già adesso, nonostante l'incremento dell'aliquota e in attesa che gli sgravi diventino operativi, investire in fondi pensione risulta vantaggioso. Nei primi tre mesi del 2015, il rendimento medio netto di fondi pensione negoziali, aziendali o di categoria ha toccato il 4,5%. Nello stesso periodo, il Tfr ha reso appena lo 0,3% netto, nonostante un peso fiscale inferiore (pari al 17%). I numeri parlano chiaro, ma gli italiani sono restii ad abbandonare le vecchie abitudini: il numero degli iscritti ai fondi pensione non cresce. Più per inerzia che per convinzione. 
 
Guardare (davvero) al futuro
Si dice spesso di “guardare al futuro”. Dall'inizio di maggio per gli under 40, da giugno per gli under 50 e dal primo luglio per tutti i lavoratori, l'Inps mette a disposizione “La mia pensione”. Si tratta di un servizio che, come afferma lo stesso Istituto, “permette di simulare quella che sarà presumibilmente la pensione che riceverai al termine della tua attività lavorativa”. Dopo aver effettuato l'iscrizione al portale e inserito i dati necessari, molti lavoratori vedranno comparire una cifra che “presumibilmente” non sarà soddisfacente. Una proiezione che obbliga a guardare al futuro in modo concreto. E che, accanto a instabilità normativa e rendimenti, potrebbe costituire un'ulteriore spinta verso i fondi pensione.