In sole tre parole c'è una filosofia. “Nutrire il pianeta”, il claim di Expo 2015, non rappresenta solo il gusto, ma il cibo. A essere nutrita non è (solo) la popolazione del globo, ma la Terra stessa. Un principio che significa produrre senza esaurire le risorse del pianeta. In una parola: sostenibilità. Un nuovo approccio, che governi e organizzazioni di tutto il mondo stanno promuovendo per ottimizzare la produzione di cibo senza distruggere gli ecosistemi. Perché ad essere sostenibile non è solo la tradizione, ma anche l'innovazione. Come dimostrano questi tre esempi.
 
I pascoli della Mongolia
La desertificazione ha reso inutilizzabile il 70% del terreno. Un problema enorme per l'allevamento, principale settore produttivo della Mongolia. Il  ministero dell’Industria e dell’Agricoltura ha così avviato il Green Gold Project. Il piano prevede l'identificazione delle aree a rischio, il blocco della libera circolazione del bestiame in alcuni mesi all'anno e la riduzione del numero di capi per ogni mandria. Restrizioni che il governo bilancia con il supporto economico agli allevatori che accettino di aderire al progetto. 
 
A sette anni dall'inizio del programma, sono tornati pascolabili 3 milioni di ettari. E gli allevatori, nonostante le mandrie meno folte, hanno tratto benefici economici grazie all'aumento della produttività.

Il latte della Tanzania 
 La Njombe Milk Factory è un'azienda nata dalla collaborazione di Granarolo con la onlus Cefa e il distretto di Njombe (nel sud della Tanzania). Il gruppo italiano ha contribuito a ottimizzare il processo produttivo. I lavoratori africani raccolgono, controllano e trasformano il latte in yogurt e formaggio.
 
Una volta alla settimana, il latte viene venduto a prezzo ridotto nelle 58 scuole del distretto, nutrendo 25 mila bambini. Oggi la Njombe Milk Factory conta 30 dipendenti e un fatturato di 500 mila euro. Gli azionisti sono gli stessi allevatori, che così hanno aumentato il loro reddito annuo del 140%. I bambini, grazie al latte, sono più presenti a scuola e hanno aumentato il loro rendimento.
 
I concimi del Niger
Si chiama IARBIC ed è il programma della FAO che sta sostenendo la produzione agricola del Niger. Attraverso due strumenti complementari. Da una parte, il progetto ha contribuito a sviluppare, attraverso un appoggio economico e logistico, una rete di negozi (gestiti da cooperative di agricoltori) che vendono concimi di qualità. Parallelamente, lo IARBIC ha sostenuto la domanda di fertilizzanti con una nuova forma di finanziamento, il warrantage.
 
Attraverso questo strumento, gli agricoltori possono conservare il raccolto in magazzini creati ad hoc e utilizzarne una parte come garanzia per l'acquisto di concimi. In questo modo possono migliorare la produzione e, allo stesso tempo, avendo meno urgenza di vendere, non sono costretti a farlo quando i prezzi sono bassi.
A cinque anni dall'avvio del progetto, ci sono 264 negozi di concimi, 100 depositi per il warrantage e 100 mila agricoltori coinvolti.