Tra i megatrend cui è stato dato maggior rilievo nel corso dell'Evento Pictet per Expo 2015, è emerso in particolare il tema dei Millennials, ovvero le generazioni di persone nate tra il 1980 e il 1994, che approcciano l’universo del risparmio con competenze e necessità nettamente diverse rispetto a quelle dei propri padri.
L’attenzione per le app e la web reputation, l’alto tasso di istruzione rispetto alle generazioni precedenti, la scelta di prodotti di aziende socialmente responsabili. Il profilo dei Millennials è complesso e variegato, non semplice da intercettare e fidelizzare, soprattutto quando si parla di investimenti. 
 
La generazione più numerosa
La cosiddetta generazione Y ha un potere di spesa altissimo. Secondo un report di Standard & Poor’s, negli Stati Uniti i Millennials sono circa 80 milioni e ogni anno spendono circa 600 miliardi di dollari. Cifra che salirà fino a 1.400 miliardi di dollari entro il 2020, circa il 30% delle vendite nel settore retail. E già quest’anno sorpasseranno i baby boomer (i nati tra il 1945 e il 1965) nella classifica delle generazioni più numerose, stando a quanto afferma Pew Research. Si tratta di numeri relativi al contesto americano, ma li possiamo estendere anche al resto del mondo, ricavandone una fotografia abbastanza vicina alla realtà.
 
L’identikit dei Millennials
Chi appartiene alla generazione Y è istruito ed egocentrico (non a caso ha inventato i selfie), è molto attento alla propria forma fisica, dà molto peso alla sostenibilità sociale e ambientale e sceglie un marchio anche per questo. Ma soprattutto è iperconnesso, vive una vita digitalizzata, il suo ambiente preferito sono i social network. Lì si informa e raccoglie input da tutto il mondo. Sempre lì si costruisce e si distrugge la reputazione di Società e persone con pochi click. Ecco spiegato il peso della qualità di un’app nelle scelte di consumo dei Millennials: difficilmente scelgono i prodotti e i servizi di un’azienda se scoprono che la sua app per smartphone ha una cattiva reputazione. Lo afferma una ricerca di Oracle, dalla quale emerge che più di uno su quattro tra i Millennials intervistati ha un’opinione negativa su tutta l’azienda se la sua app è fatta male.
 
Un nuovo modello di consumo
È una generazione che non ama possedere, quella dei Millennials. Meglio fruire e condividere. È il principio guida della sharing economy, che permette di rimandare al futuro l’acquisto di una casa o di un’automobile. Con tutte le ripercussioni che ne conseguono sul sistema economico: non è un caso che società come Amazon, Airbnb o Spotify siano leader indiscusse nel proprio mercato, grazie al servizio di intermediazione offerto tra negoziante/produttore/proprietario e acquirente e senza possedere direttamente ciò che vendono.

Il potere economico di questa generazione è già alto, ma salirà ancora di molto: entro la metà di questo secolo, i Millennials avranno a disposizione 41 mila miliardi di dollari tra guadagni propri ed eredità. Una liquidità enorme, capace di modificare il volto dell’industria finanziaria.